Emergenza Ebola in Congo: tra guerra, tagli ai fondi e speranza, al via il primo test clinico

La Repubblica Democratica del Congo (RDC) si trova nuovamente a fare i conti con uno dei suoi spettri più temibili: il virus Ebola. Dichiarata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come emergenza sanitaria internazionale, l’attuale epidemia sta colpendo duramente le province orientali dell’Ituri e del Nord Kivu, espandendosi con casi importati anche nella vicina Uganda.

A rendere la situazione drammatica non è solo l’altissimo tasso di mortalità e la rapidità del contagio, ma un mix letale di fattori geopolitici, economici e biologici: il virus si sta propagando in zone di guerra e appartiene a un ceppo raro per il quale, fino ad oggi, non esisteva alcuna cura approvata.

La memoria della Guinea: perché non dobbiamo abbassare la guardia

Per noi di Guineaction, parlare di Ebola significa toccare una ferita profonda e rievocare un’esperienza vissuta direttamente sul campo. Se la storia recente ricorda spesso l’epidemia congolese del 2018-2020 perché “meno virulenta” e gestibile grazie ai vaccini allora sviluppati, la nostra memoria corre inevitabilmente alla catastrofe del 2014-2015 in Guinea.

In quegli anni drammatici in Africa Occidentale, abbiamo visto da vicino la devastazione di un virus implacabile e abbiamo investito enormi risorse – umane, economiche e di solidarietà – per sostenere le comunità locali, i sistemi sanitari al collasso e gli orfani che l’epidemia lasciava dietro di sé. Quell’evidenza storica ci ha insegnato che il tempo è il fattore più cruciale e che l’isolamento internazionale è il peggior alleato della malattia. Oggi, di fronte al ceppo Bundibugyo in Congo, non possiamo permetterci di dimenticare quella lezione.

Il ceppo Bundibugyo e la trappola dei tagli ai fondi internazionali

I dati scientifici attuali sono preoccupanti: si contano oltre 1.400 casi di contagio e più di 430 decessi. Il virus attuale appartiene al sierotipo Bundibugyo, una variante rara (è solo la terza volta nella storia che si manifesta in forma epidemica) per la quale non esistono vaccini preventivi e i trattamenti standard non funzionano, portando il tasso di mortalità a circa il 50%. I centri di trattamento coordinati da Medici Senza Frontiere (MSF) sono al limite della capacità assistenziale.

A complicare drammaticamente la risposta medica non sono però solo le barriere biologiche, ma anche le scelte politiche ed economiche globali. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una drastica diminuzione dei fondi internazionali destinati alla cooperazione sanitaria, fortemente influenzata dalle politiche statunitensi di stampo trumpiano che hanno tagliato i finanziamenti a USAID (l’Agenzia statunitense per lo Sviluppo Internazionale). USAID è storicamente uno dei pilastri fondamentali per il monitoraggio e il contenimento delle epidemie in Africa. Privare i laboratori sul campo, la logistica e la prevenzione di queste risorse strategiche significa, nei fatti, lasciare la popolazione congolese e gli operatori sanitari disarmati di fronte al contagio.

Il Congo in guerra perpetua: una responsabilità che ci riguarda da vicino

L’ostacolo più grande per il contenimento del virus rimane l’insicurezza cronica che affligge l’est del Congo, dove le équipe sanitarie e i centri di trattamento sono regolarmente bersaglio di attacchi armati. Ma perché la RDC è in guerra perenne?

Questo è il punto che più ci interroga come associazione e come cittadini occidentali. Il conflitto nell’est del Congo non è una “guerra etnica” o una fatalità locale: è una guerra geopolitica alimentata dall’immensa ricchezza mineraria del sottosuolo. Oro, diamanti e, soprattutto, il coltan e il cobalto, minerali indispensabili per la transizione energetica, per le batterie delle nostre auto elettriche, per i nostri smartphone e per i computer da cui leggiamo queste notizie. Il controllo di questi giacimenti da parte di multinazionali, milizie locali e paesi limitrofi mantiene la regione in uno stato di caos pianificato. Un caos che distrugge il tessuto sociale, impedisce lo sviluppo di ospedali e scuole, e rende impossibile fermare un’epidemia. È un circuito economico che ci riguarda da vicino: il nostro benessere tecnologico quotidiano si poggia, purtroppo, sullo sfruttamento e sull’instabilità di quella terra.

La svolta dello studio PARTNERS e il ruolo di Guineaction

In questo scenario di guerra ed egoismo globale, l’OMS ha comunque avviato sul suolo congolese il programma PARTNERS, il primo trial clinico internazionale per testare l’efficacia di nuove terapie (come l’anticorpo monoconale MBP134 e l’antivirale remdesivir) contro il ceppo Bundibugyo. Una luce di speranza scientifica che nasce direttamente sul campo.

Come comunità di Guineaction, guardiamo a questa crisi con la consapevolezza di chi sa cosa significhi lottare contro questo mostro. Sostenere il diritto alla salute in Congo, denunciare il taglio dei fondi alla sanità internazionale e fare informazione sulle vere cause della guerra in Africa sono i pilastri del nostro impegno. La solidarietà non è un atto di carità lontano, ma una presa di coscienza globale: la salute del Congo, così come la sua pace, interpellano direttamente la nostra responsabilità e la nostra umanità.

Per supportare i progetti di cooperazione e rimanere aggiornato sulle emergenze sanitarie in Africa, continua a seguire i canali ufficiali di Guineaction.