Un’Africa che colpisce dritta, dritta al cuore!

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È la quarta volta che torno in Africa e, come si dice da quelle parti: o l’Africa ti respinge o ti trattiene per sempre, ossia una parte di te resta lì, ancorata a quella realtà cruda e vera che ti ribalta decisamente. In questi due mesi dal ritorno, mi accorgo di aver fatto silenzio attorno e dentro di me, di averne parlato proprio poco, di aver conservato all’interno del mio cuore e della tua testa, della gioia, dello stupore, delle urla di dolore soffocate, delle lacrime asciutte, non cadute e, nei miei sogni delle notti italiane, fanno capolino scene di vita vera, non romanzata, non sterilizzata dai social network; vita narrata, vissuta, osservata… scene di una quotidianità straziante, tanto è la potenza che evocano, vitali e passionali, tanto è l’energia che richiamano.

Il viaggio si apre per noi con un richiamo alla fedeltà: fedeltà al luogo in cui dovevamo vivere per quasi un mese; fedeltà alla “guida” che ci conduceva, don Pierre; fedeltà alla gente che avremmo incontrato, un incontro che doveva diventare scambio e non giudizio… “gustatevi il panorama, senza farvelo guastare dalla mosca che vi passerà davanti all’occhio”, non fatevi intristire da angosce inutili, ma indignatevi di quello che sono le scabrosità di questo mondo che è ormai commercio globale, di merci e uomini, che toglie umanità, che toglie pensiero critico, che toglie bellezza alla ricchezza delle differenze dell’umanità stessa.

Viaggi di questo tipo, i viaggi dell’anima come amo definirli, sono quelli che ti ridimensionano, ti ricollocano in un posto piccolino, ti fanno capire di essere semplicemente Uomo, ma per tua fortuna, nato nella parte privilegiata del mondo. Allora smetti di credere di avere in tasca la cultura giusta con la giusta visione della realtà, la cultura millenaria ed evoluta… e capisci quanto ci stiamo perdendo dell’essere uomini capaci di semplicità, di attenzione all’altro, di condivisione, di infanzia; infanzia di fronte alla quale,  dobbiamo semplicemente inchinarci.

Ho in mente scene di bimbi che in una decina e più si organizzano nello spartirsi del cibo donato, una bambina di sette otto anni, che raccoglie la caramella gommosa alla sorellina di due, la porta in bocca gliela succhia per pulirgliela e poi gliela ridona, ho in mente bimbi che vengono al pozzo a tirare l’acqua per noi, ho in mente bambini che colorano o disegnano sul mio quaderno aspettando il proprio turno… Fedeli alla vita, una vita in salita, una vita che spesso non perde la forza di sorridere, di giocare. Mi fanno sempre pensare i bambini africani perché sanno gestire tutto… la fame, il dolore, la sete e… persino la noia… quanto è difficile ormai per i nostri bambini tutto ciò!

E vedere la forza dirompente di questi bambini e soprattutto di queste bambine, che fin dalla più tenera età hanno sulle loro spalle dei piccoli ma preziosi fardelli mi fa pensare a quanto l’Africa sia un po’ donna!

 

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In fondo, quando si è là, sia sotto il sole cocente, sia sotto la notte buia e colma di stelle, si cerca di capire questa Africa e lo si fa con tutte le forze! …ma la sua cultura per lo più ci sfugge, non si farà mai conoscere fino in fondo tanto è così ancestrale, così viscerale, così legata a tutto ciò che è tradizione e religione, religione e tradizione. L’Africa è donna, perché ogni volta che vi ritorno capisco e resto affascinata dalla forza delle donne africane, il loro non cedere mai, l’andare avanti tra carichi e pesi di una vita difficile, tra gravidanze ripetute, con strade piene di buche e sassi, con bambini e pesi sulla testa, come se un po’ si caricassero il peso di un mondo che ancora deruba e mai restituisce. La donna è sacra, ma è ancora molto spesso vittima; la donna è colei che ha in grembo la saggezza, ma spesso deve tacere; la donna è colei che mette al mondo dei figli che ancora troppo spesso, deve perdere; la donna è colei che ha tra le mani fuochi di conoscenza, ma che ancora troppo spesso ha meno diritti all’istruzione…

Credo che la cosa che più mi ha colpito di questo viaggio sia stato il ragionare sul diritto alla cura, siamo stati in villaggi in cui un ascesso ad un dente di un bambino, può diventare una morte bianca per mancanza di cure, o dove una lieve complicazione in un parto può compromettere per sempre la salute del nascituro, dove le ferite aperte sui piedi dei bimbi diventano nugolo per bestie ed insetti di vario genere. Villaggi dimenticati da Dio, nel mezzo della foresta e forse i più cari a Dio perché sono gli ultimi di un mondo che ancora li depreda…

Ma al contempo è stato bellissimo vedere il brulicare di vita attorno alla costruzione della scuola di Fero, la nostra Pépinière, una scuola costruita con lo sforzo e la fatica, ma attorno alla quale abbiamo visto tanta gente lavorare, piegare ferri, tagliarli, segnarli con il gesso, un lavoro manuale da noi ormai perso e superato ma che lì raduna su un tetto tanta gente che grazie a questa costruzione può avere un salario con cui mangiare…un tetto che diventerà casa di conoscenza, di sapere, una costruzione che sarà una scuola, una scuola che creerà conoscenza e quindi sapere.

 

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Un semplice dato: nelle scuole guineane non esistono i libri… quanto fa comodo per lo stato e per il mondo intero mantenere nell’ignoranza tanta gente… Sono questi gli urli di rabbia soffocati, le urla per i diritti calpestati, per cose basilari che mancano… e accanto a questi, ci sono le urla di gioia, nel sentire all’improvviso tra le fronde, riecheggiare “nella vecchia fattoria…” e rispondere a distanza “ia, ia oh” e non aver voglia di essere in nessun altro posto se non lì…

Un viaggio che si è concluso con due giorni a Conakry, la capitale, l’inferno, una discarica a cielo aperto, con ingorghi di traffico e un formicaio di gente, in cui i topi camminano a fianco dei bambini e i bambini non riescono neanche a respirare tra lo smog e la polvere perenne… un luogo dove, dopo i primi minuti, già non hai dubbi sul perché molta gente d’Africa cerchi un futuro migliore altrove…

Un viaggio che nella maturità della quarta scoperta, trova l’incanto e la meraviglia di una terra che continua a colpire dritta, dritta al cuore!

 

Annalisa

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