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Gli auguri di don Pierre. Realizzazione del solaio della scuola

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Cari amici, pace e bene a tutti voi!

“Quando si riceve il pane dall’altra parte del fiume, non si ringrazia prima la persona che te l’ha dato, ma la persona che ha attraversato il fiume con il tuo pane”. Vorrei veramente ringraziare GuineAction per tutti i loro sacrifici e tutti i rischi del viaggio e del soggiorno che affrontano ogni anno per arrivare fino a noi e stare con noi. Un ringraziamento profondo anche a tutti voi, amici e collaboratori di GuineAction, e a voi benefattori. Possa il Signore rendere sempre fecondo tutto quello che seminate nella nostra terra e benedica la vostra generosità che, come ultima cosa, ci ha permesso di realizzare il solaio della scuola di Kissidougou.

Fra tutte le attività delle Associazioni “GuineAction onlus” e “AVED Guinée”, la realizzazione del solaio della scuola di Fero è stata l’attività più attesa. In realtà ci faceva paura più di tutti i lavori precedenti: tutti ci chiedevamo: come realizzarlo? dove trovare le tonnellate di cemento, ferro, sabbia, granito, legno… necessarie e sufficienti per coprire un’area di 600 m2? Quanti giorni di lavoro ci vorranno e quanti lavoratori occorrono? e tecnicamente quali accorgimenti adottare? Nonostante questi timori, siamo rimasti fiduciosi e abbiamo sempre creduto a quelle antiche parole dei saggi: “Yom pila del soli Bunde” (un albero da solo non fa una foresta). Questo vuol dire che GuineAction in realtà è l’insieme di tutti quelli che ci amano, ci guardano e ci sostengono da vicino e da lontano.

La realizzazione di 600m2 di solaio ha visto il lavoro di quasi 500 persone senza contare i tanti bambini che pure si davano da fare, con gli occhi pieni di speranza! Tanti di loro sono venuti a vedere nascere il luogo nel quale cresceranno e matureranno. “La Pépinière”, “Il Vivaio”, è questo il nome della loro scuola, e loro sono i tanti semini che un giorno diventeranno una foresta rigogliosa, tanti alberi diversi pieni di frutti!

Insomma per cinque giorni, da giovedì 5 ottobre alle 9:00 fino a lunedì 9 ottobre 2017 alle 16:00 il cantiere era come un formicaio di gente che lavorava gioiosa per una speranza che diventa sempre più concreta! Si, al di là della paga giornaliera, ciò che ispirava gli operai e i braccianti, era l’orgoglio e la felicità di partecipare alla realizzazione di un sogno. Ora davvero la nostra presenza si è consolidata ed ha preso forma nel distretto urbano di Kissidougou e, in particolare, nella periferia della città, nel quartiere Fero.

Ed io, ve lo dico, sono davvero orgoglioso di leggere sui volti e nei cuori della mia gente la fierezza di avere una scuola come simbolo di autonomia e di liberazione culturale; leggo in loro la soddisfazione perché tutto questo si sta realizzando attraverso la loro attiva partecipazione. Un bel proverbio della nostra tradizione dice: “peela tyèlan NDAN il ni Kenan Suwa“, “I fiumi che si incrociano si scambiano i pesci”.

Carissimi, desidero inviarvi i miei più sentiti auguri per il nuovo anno. Il Signore benedica voi, le vostre famiglie, i vostri cari, vivi e defunti e vi dia la grazia di affrontare con gioia e coraggio tutte le sfide che il nuovo anno 2018 ci porterà. Vi doni la grazia di vincere su tutto ciò che può oscurare la luce e la pace di Dio sui nostri volti. Vi rinnovo tutta la mia amicizia, la mia stima e la mia fiducia.

Personalmente, sto bene. Il lavoro pastorale in parrocchia mi rende felice nonostante le molte preoccupazioni quotidiane: la gente vive nella miseria, è afflitta da tante malattie e, il male dei mali, è senz’altro l’analfabetismo cronico. Da queste parti, nella mia nuova parrocchia che si trova nella zona delle miniere d’oro, si vede di tutto e si fa di tutto, dallo sfruttamento fisico a quello mentale. È veramente triste vedere tanta miseria in un paese così ricco! Tuttavia c’è anche la gioia della presenza della Chiesa: una presenza attiva e positiva, che cerca di fare sempre il meglio nello Spirito di Cristo e per Grazia Sua.

Vi trasmetto anche gli auguri dei membri di AVED, dei bambini che sostenete e delle loro famiglie. Con coraggio e gioia si stanno impegnando a rendere concreti i vostri aiuti e fruttuose le vostre iniziative.

Grazie a tutti voi. Possa il Signore accompagnare ciascuno di noi sulla via della propria felicità!

Buon Natale e felice anno 2018!

don Pierre Baba MANSARE

 

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Il tutto nel frammento – Calendario 2018

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Cari amici, soci e sostenitori

Domenica 10 Dicembre 2017 alle 17.30, ci ritroveremo ad Avezzano, presso il Teatrino di San Rocco

L’incontro è sempre un momento di formazione e informazione, è un’occasione per conoscersi, farsi conoscere, fare rete…..

Anche quest’anno, abbiamo pubblicato il bellissimo

   CALENDARIO 2018

dal titolo 

“il tutto nel frammento”

ed è sfogliandone le pagine che ci immergeremo nelle emozioni forti che la Guinea trasmette.

Diffondete l’invito a tutti coloro che vogliono conoscerci. Vi attendiamo numerosi ed entusiasti come sempre!

 

Frammenti d’Africa. Serata musicale e presentazione del Calendario 2018

L’Africa è come la tavolozza di colori di un pittore: hai mille tonalità a disposizione, ma scegli continuamente se usarle singolarmente o mescolarle insieme.

Venerdì 24 novembre alle 19.30

presso l’Aula consiliare del Comune di Itri (LT)

l’Associazione Guineaction onlus proverà a mescolare le diverse tonalità di colori, suoni e cibi per formarne di nuovi; nuove come le amicizie che nascono da un incontro, dallo stare semplicemente insieme, condividendo idee e progetti.

Frammenti d’Africa

questo è il titolo della serata, nella quale sarà possibile ascoltare i canti dei ragazzi africani che vivono nel comune itrano da oltre un anno che si mescoleranno con le note di una chitarra e di un violino di alcuni musicisti di Latina. Alla musica si aggiungeranno le danze delle ragazze che seguiranno il ritmo di djembe e shekere, in un vortice di colori derivanti dagli abiti, le stoffe e le tele dipinte dagli artisti guineani. Durante la serata, il racconto delle fiabe africane, permetterà ai partecipanti di entrare ancora di più nell’atmosfera dei luoghi, nei quali, il capo villaggio, sotto un baobab, raduna i bambini per raccontargli storie tramandate di generazioni in generazioni. Questi non sono altro che frammenti di chi l’Africa ce l’ha nel cuore, se la porta addosso per il colore della pelle, la rimpiange ogni giorno per la mancanza della famiglia, del lavoro, degli affetti più cari.

Guineaction vuole provare a dare un senso nuovo a questi frammenti: il senso della pienezza.

“Il tutto nel frammento”

è questo il tema che caratterizzerà il calendario 2018 che nella serata verrà presentato, attraverso le immagini e le frasi che ci accompagneranno nei 12 mesi dell’anno.

 

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Less is more! Corso sul volontariato 2017-18

 

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Il corso sul volontariato per ragazzi di scuola superiore partirà quest’anno con anticipo per lasciare più spazio ai laboratori di servizio presso le associazioni di volontariato coinvolte nell’iniziativa. Per i ragazzi delle scuole che hanno aderito al progetto, il corso ha validità ai fini dell’alternanza scuola-lavoro.

Come ogni anno il motto è “Abita il presente” perché questo è l’atteggiamento giusto di chi vuole sprigionare energia vitale: abitare il qui e ora!

Ma quest’anno il titolo, estremamente significativo, è espresso con un binomio al contrasto “meno e più”. La domanda è: cosa è meno e cosa è più?

Less is more!

A volte ciò che sembra meno può sprigionare un più! Sarà un percorso interessante che coinvolge persone impegnate in varie forme di volontariato e persone che nel terzo settore hanno investito le proprie energie, la fantasia, le risorse… la vita!

Si parte allora!

Di seguito il programma distribuito anche in forma cartacea nelle scuole. Tutte le informazioni sono nella brochure che può essere scaricata e diffusa liberamente.

 

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L’Africa ti conquista

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Ho pensato e ripensato alla mia Africa, e fin ora non ho mai messo su carta le mie emozioni perché a tante non so dare un nome o comunque so che nessuna parola potrebbe esprimerne l’intensità e la potenza. Se dovessi dire cosa mi ha colpito di più direi: la purezza e la bellezza della vita e dell’essere vivo. Questa è la più grande lezione che l’Africa mi ha dato. L’amore per la vita, in tutta la sua complessità. La vita che è disagio, rabbia, ingiustizia, dolore ma anche gioia, spontaneità, riconoscenza, gratitudine, bellezza; perché quando apparentemente hai poco e invece senti di avere tutto, capisci che la vita è un’immensa bellezza nonché la più grande ricchezza che si possa desiderare e avere. L’Africa mi ha sbattuto in faccia con prepotenza questo: la ricchezza più grande è saper amare la vita. E non è facile, e non è scontato; è sconvolgente soprattutto che ad insegnarmelo sia stato proprio chi, per il nostro modus vivendi, non ha niente. Saper vivere significa essere grati per tutto quello che ci appartiene e ci circonda; significa accettare e vivere il dolore così come la gioia, consapevoli che siano entrambi, e allo stesso modo, essenziali; significa godere il “qui ed ora”, noia annessa e connessa; significa guardare il bicchiere mezzo pieno anche solo perché, nonostante tutto, si è vivi; significa meravigliarsi e sorprendersi delle piccoli cose; significa condividere, credere, avere fiducia, osservare, ascoltare, amare.

 

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Ringrazio l’Africa oggi e la ringrazierò per sempre. Ricordo ogni istante, ogni sensazione, ogni emozione… e, se potessi, rivivrei proprio tutto allo stesso modo. Africa è speranza; Africa è fiducia; Africa è calore e gratitudine. Le immagini che mi scorrono in testa mentre scrivo sono infinite, ma la prima sono i piedi. Piedi di un bimbo pieni di cicatrici con dentro insetti; piedi stanchi di anziani saggi, che continuano a camminare e illuminare il villaggio come possono; piedi di donne inarrestabili e invincibili, che non si fermano e che con tanti pesi continuano (spesso a stento) a camminare; piedi di ragazzi che costruiscono e camminando e costruendo, sognano un domani diverso e migliore. E poi le mani: mani che si stringono, si incontrano, si sostengono.

Sì, l’Africa è speranza. Perché si piega e non si spezza, con le sue mani e con i suoi piedi si fa luce e trova la luce; è un popolo che sta andando avanti, è scuole che si costruiscono, persone che studiano, imparano e progettano. Ho fatto e visto cose che non avrei mai pensato di fare e vedere, eppure mi sono sentita sempre a casa e non ho mai desiderato di essere altrove se non lì. Sono andata per “dare” e ho ricevuto l’inimmaginabile. L’Africa mi ha regalato occhi e mente nuovi per guardare il mondo e per questo le sono riconoscente oggi e per sempre, così come sono riconoscente alle “guide” (di cui ho una stima immensa) che mi hanno permesso di vivere quest’esperienza e ai miei compagni di viaggio, dal primo all’ultimo, perché non ne avrei potuto desiderarne di migliori. L’Africa non è terra da conquistare… l’Africa ti conquista!

 

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Un’Africa che colpisce dritta, dritta al cuore!

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È la quarta volta che torno in Africa e, come si dice da quelle parti: o l’Africa ti respinge o ti trattiene per sempre, ossia una parte di te resta lì, ancorata a quella realtà cruda e vera che ti ribalta decisamente. In questi due mesi dal ritorno, mi accorgo di aver fatto silenzio attorno e dentro di me, di averne parlato proprio poco, di aver conservato all’interno del mio cuore e della tua testa, della gioia, dello stupore, delle urla di dolore soffocate, delle lacrime asciutte, non cadute e, nei miei sogni delle notti italiane, fanno capolino scene di vita vera, non romanzata, non sterilizzata dai social network; vita narrata, vissuta, osservata… scene di una quotidianità straziante, tanto è la potenza che evocano, vitali e passionali, tanto è l’energia che richiamano.

Il viaggio si apre per noi con un richiamo alla fedeltà: fedeltà al luogo in cui dovevamo vivere per quasi un mese; fedeltà alla “guida” che ci conduceva, don Pierre; fedeltà alla gente che avremmo incontrato, un incontro che doveva diventare scambio e non giudizio… “gustatevi il panorama, senza farvelo guastare dalla mosca che vi passerà davanti all’occhio”, non fatevi intristire da angosce inutili, ma indignatevi di quello che sono le scabrosità di questo mondo che è ormai commercio globale, di merci e uomini, che toglie umanità, che toglie pensiero critico, che toglie bellezza alla ricchezza delle differenze dell’umanità stessa.

Viaggi di questo tipo, i viaggi dell’anima come amo definirli, sono quelli che ti ridimensionano, ti ricollocano in un posto piccolino, ti fanno capire di essere semplicemente Uomo, ma per tua fortuna, nato nella parte privilegiata del mondo. Allora smetti di credere di avere in tasca la cultura giusta con la giusta visione della realtà, la cultura millenaria ed evoluta… e capisci quanto ci stiamo perdendo dell’essere uomini capaci di semplicità, di attenzione all’altro, di condivisione, di infanzia; infanzia di fronte alla quale,  dobbiamo semplicemente inchinarci.

Ho in mente scene di bimbi che in una decina e più si organizzano nello spartirsi del cibo donato, una bambina di sette otto anni, che raccoglie la caramella gommosa alla sorellina di due, la porta in bocca gliela succhia per pulirgliela e poi gliela ridona, ho in mente bimbi che vengono al pozzo a tirare l’acqua per noi, ho in mente bambini che colorano o disegnano sul mio quaderno aspettando il proprio turno… Fedeli alla vita, una vita in salita, una vita che spesso non perde la forza di sorridere, di giocare. Mi fanno sempre pensare i bambini africani perché sanno gestire tutto… la fame, il dolore, la sete e… persino la noia… quanto è difficile ormai per i nostri bambini tutto ciò!

E vedere la forza dirompente di questi bambini e soprattutto di queste bambine, che fin dalla più tenera età hanno sulle loro spalle dei piccoli ma preziosi fardelli mi fa pensare a quanto l’Africa sia un po’ donna!

 

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In fondo, quando si è là, sia sotto il sole cocente, sia sotto la notte buia e colma di stelle, si cerca di capire questa Africa e lo si fa con tutte le forze! …ma la sua cultura per lo più ci sfugge, non si farà mai conoscere fino in fondo tanto è così ancestrale, così viscerale, così legata a tutto ciò che è tradizione e religione, religione e tradizione. L’Africa è donna, perché ogni volta che vi ritorno capisco e resto affascinata dalla forza delle donne africane, il loro non cedere mai, l’andare avanti tra carichi e pesi di una vita difficile, tra gravidanze ripetute, con strade piene di buche e sassi, con bambini e pesi sulla testa, come se un po’ si caricassero il peso di un mondo che ancora deruba e mai restituisce. La donna è sacra, ma è ancora molto spesso vittima; la donna è colei che ha in grembo la saggezza, ma spesso deve tacere; la donna è colei che mette al mondo dei figli che ancora troppo spesso, deve perdere; la donna è colei che ha tra le mani fuochi di conoscenza, ma che ancora troppo spesso ha meno diritti all’istruzione…

Credo che la cosa che più mi ha colpito di questo viaggio sia stato il ragionare sul diritto alla cura, siamo stati in villaggi in cui un ascesso ad un dente di un bambino, può diventare una morte bianca per mancanza di cure, o dove una lieve complicazione in un parto può compromettere per sempre la salute del nascituro, dove le ferite aperte sui piedi dei bimbi diventano nugolo per bestie ed insetti di vario genere. Villaggi dimenticati da Dio, nel mezzo della foresta e forse i più cari a Dio perché sono gli ultimi di un mondo che ancora li depreda…

Ma al contempo è stato bellissimo vedere il brulicare di vita attorno alla costruzione della scuola di Fero, la nostra Pépinière, una scuola costruita con lo sforzo e la fatica, ma attorno alla quale abbiamo visto tanta gente lavorare, piegare ferri, tagliarli, segnarli con il gesso, un lavoro manuale da noi ormai perso e superato ma che lì raduna su un tetto tanta gente che grazie a questa costruzione può avere un salario con cui mangiare…un tetto che diventerà casa di conoscenza, di sapere, una costruzione che sarà una scuola, una scuola che creerà conoscenza e quindi sapere.

 

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Un semplice dato: nelle scuole guineane non esistono i libri… quanto fa comodo per lo stato e per il mondo intero mantenere nell’ignoranza tanta gente… Sono questi gli urli di rabbia soffocati, le urla per i diritti calpestati, per cose basilari che mancano… e accanto a questi, ci sono le urla di gioia, nel sentire all’improvviso tra le fronde, riecheggiare “nella vecchia fattoria…” e rispondere a distanza “ia, ia oh” e non aver voglia di essere in nessun altro posto se non lì…

Un viaggio che si è concluso con due giorni a Conakry, la capitale, l’inferno, una discarica a cielo aperto, con ingorghi di traffico e un formicaio di gente, in cui i topi camminano a fianco dei bambini e i bambini non riescono neanche a respirare tra lo smog e la polvere perenne… un luogo dove, dopo i primi minuti, già non hai dubbi sul perché molta gente d’Africa cerchi un futuro migliore altrove…

Un viaggio che nella maturità della quarta scoperta, trova l’incanto e la meraviglia di una terra che continua a colpire dritta, dritta al cuore!

 

Annalisa

Il cerino e la notte

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Dopo un mese e qualche giorno di rientro dall’Africa colgo il momento per ringraziare tutti coloro che in questo viaggio sono stati con me fisicamente… i miei splendidi compagni di viaggio: Maria Vittoria, Milena, Raffaella, Sandra, Ilaria, Emilia, Maria Pia, Franco, guidati e condotti alla scoperta di questo meraviglioso paese, da due amici: don Pierre e don Alfredo…
Un mese di Africa, che cosa vuol dire?
Alfredo una delle prime sere ci disse: “Quando è buio è meglio accendere un cerino piuttosto che bestemmiare contro la notte”…questa frase mi ha colpito in pieno…Quando sei in quelle terre bisogna osservare, imparare, amare, guardare, cercare, studiare, abbracciare, cantare, lavorare, stare, sono tutti verbi all’infinito, tutto è all’ennesima potenza, tutto ti mette a dura prova dalle emozioni più difficili e brutte a quelle più gioiose…Cosa possiamo fare noi, in questo ritorno? Accendere dei cerini, di conoscenza, di scoperta, di dialogo, di riflessione, di pace! Dopo un viaggio in Africa capisci quanto il mondo abbia bisogno di evolvere, di maturare, di crescere, di diventare adulto, di capire quanto DEVE all’Africa da secoli, quanto urli giustizia e quanto in realtà voglia e desideri pace. Sono infinitamente riconoscente, a Don Pierre, che quotidianamente tra la sua gente si spende senza sosta per garantire dignità, cultura, speranza a tanti tantissimi giovani e bambini e un grazie infinito a GuineAction perchè ne condivido e sostengo pienamente i modi e la causa…Con voi, in Repubblica di Guinea, mi sono sentita a casa…

 

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Idee in movimento. Assemblea di GuineAction onlus

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Cari amici,

appena tornati dall’ultimo viaggio di agosto 2017, approfittando della presenza di don Pierre che rimane in Italia fino al 27 settembre p.v., desideriamo condividere con voi la ricchezza dell’esperienza vissuta e le riflessioni che ci portiamo nel cuore. Davvero sperimentiamo come le idee possano produrre movimento e incidere sul tessuto sociale e culturale della Guinea, ma anche dell’Italia. Il racconto di alcuni dei viaggiatori arricchirà la condivisione di riflessioni e di emozioni nuove.

L’appuntamento è per

Sabato 23 settembre 2017 alle ore 19.30

presso l’Aula Consiliare

del Comune di Itri (LT)

Vi aspettiamo numerosi!

 

Il Direttivo di GuineAction onlus

Corrispondenza con la Guinea

Eccola, finalmente, è arrivata la nostra grande occasione di abbracciare, anche se solo, per lettera, i figli di Guinea; di far sapere loro che, non solo li sosteniamo nello studio perché diventino grandi nel loro paese, ma, anche, che sono, costantemente, nei nostri pensieri e che vogliamo che stiano bene e siano felici.

Anche quest’anno, a luglio, don Alfredo ed un gruppo di volontari andranno in Guinea e potranno portare nelle loro valigie, le lettere che ciascuno di noi scriverà al proprio ragazzo/a sostenuto/a, così come in tante altre occasioni, ha già fatto don Pierre per noi, consegnandoci lettere, foto e doni carinissimi, in segno di grande riconoscenza da parte dei genitori dei bimbi sostenuti.

Come fare??? Semplice!!!

Basta scrivere una lettera in italiano o, preferibilmente, in francese e spedirla, entro il 30 giugno 2017, all’associazione Guineaction onlus viale Europa, 15 –  04020 Monte San Biagio (LT), mettendola in doppia busta: la prima con il nome del ragazzo/a sostenuto/a e il nome del sostenitore e, poi, in una seconda  l’indirizzo dell’associazione alla quale farla pervenire qui in Italia.

Non perdiamo questoccasione!.

Passi di donna. Annalisa presenta il suo libro “Pozzo e cenere” a Itri

 

 

Sabato 13 maggio 2017, alle 19.00, presso il Museo del Brigantaggio di Itri, verrà a trovarci una nostra cara amica: Annalisa Bertrand, autrice del libro “Pozzo e cenere”, nato dopo il suo viaggio in Guinea nel 2013.

Annalisa è una giovane donna ed un’ insegnante di scuola dell’infanzia, che ama tantissimo i bambini, tanto da definirli i suoi più grandi maestri. È una donna che ama viaggiare, non solo per piacere ma anche per fare volontariato, infatti, è stata in Brasile, in Romania e, per ben tre volte in Africa, ed, infine, ama scrivere tutto ciò che prova e vive nei suoi viaggi.

Ci racconterà la sua storia, le sue emozioni, le sue passioni, il suo viaggio; di come ha conosciuto don Pierre e il suo sogno di costruire una scuola per i bambini di Kissidougou. Ci farà conoscere una parte di Africa, di come lì, i tempi siano più lenti e di come si possa aspettare, anche per tre giorni, un taxi.

Ci parlerà delle donne della Guinea e, anche, delle piccole donne, perché una bambina di tre anni “ha già tre anni”, e quindi, può “dare una mano”.

Conosceremo i personaggi del suo libro, persone che, realmente, ha incontrato ed hanno fatto parte del suo soggiorno in Guinea: la piccola Fajà e la saggia zia Mary, la dolce Fatì e il panettiere Mammadou ma poi tanti altri bambini del villaggio e, non ultimo, il grande, sempre allegro e grintoso don Pierre.

Sarà una serata tutta al femminile, dove i passi di donna segneranno un cammino fatto di amicizia, di gioia di stare insieme, di solidarietà e partecipazione; una serata fra esperienze di vita vera, letture e musiche dal vivo; dove il dono più grande sarà il donarsi usando il cuore.

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