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La Guinea, dopo Ebola il COVID-19

Siamo convinti che il grado di civiltà di una società sia legato alle priorità che vengono date alla scuola. Le immagini che pubblichiamo insieme a questo articolo parlano da sole: distanziamento, igiene e uso di mascherine, anche se artigianali, sono osservati con grande attenzione. Sono i nostri ragazzi della 6° elementare che, dopo il lockdown, tornano a scuola per prepararsi all’esame.

Ci auguriamo che la serietà dei ragazzi de “La Pépinière” di Kissidougou possa essere contagiosa ed insegnare anche a noi italiani cosa significhi la parola “responsabilità”. E ci auguriamo il massimo impegno dello Stato italiano per la scuola, come massimo è l’impegno di don Pierre e degli amici di AVED in terra africana.




Pubblichiamo per intero l’articolo “La Guinea ha fatto esperienza con Ebola. Ma forse non basterà” preso dal sito di CARITAS ITALIANA. L’autore è Federico Mazzarella.


(Preso da: https://www.caritas.it/home_page/attivita_/00008781_La_Guinea_ha_fatto_esperienza_con_Ebola__Ma_forse_non_bastera.html)

La paura del Coronavirus, al di là d’ogni retorica, ha davvero per molti aspetti unificato l’umanità: ormai in tutti i paesi del mondo, non importa quanto distanti o diversi fra loro, è un triste rito quotidiano e collettivo attendere la comunicazione dei dati ufficiali sui nuovi casi e sulle vittime della giornata.
Anche nell’Africa subsahariana, anche in Guinea, l’ansia di informarsi continuamente sull’andamento della pandemia caratterizza le giornate di molti. Il paese è alle prese con il virus dal 13 marzo, da quando un cittadino belga, residente in Guinea da ottobre e di ritorno da Bruxelles dopo una lunga vacanza in Francia, ha accusato i primi sintomi ed infine ricevuto la temuta diagnosi (1).
In quella data, il virus non è arrivato in paese qualunque: la Guinea è uno dei luoghi più poveri del mondo e, soprattutto, è il paese che nel suo recente passato ha vissuto l’Ebola. Così, fra paure vecchie, nuove e rinnovate, il paese attende lo svolgersi degli eventi.

Nuove paure, vecchie debolezze
I sistemi sanitari dei paesi africani sono quasi tutti impreparati a una pandemia delle proporzioni di quella del Covid19: prospettiva particolarmente preoccupante, come esplicitamente segnalato dall’Organizzazione mondiale della sanità, che da tempo ha lanciato l’allarme per il continente africano (2). Fra i più deboli e inefficaci, il sistema sanitario guineano attende con inquietudine l’accelerazione del contagio.
I casi registrati nel paese a metà aprile erano 372, e il 15 aprile sarà ricordato come la data della prima vittima accertata. Pochi casi, forse fin troppo pochi: il dato, più che altrove nel mondo, non offre un’immagine chiara di quanto sta accadendo e quanto potrebbe presto accadere: «I kit sanitari per eseguire i test sono già esauriti, e fuori dalla capitale neanche li hanno. I test non si eseguono: non sappiamo quanti casi ci sono in Guinea, nessuno può saperlo con certezza», informa asciutto l’animatore di un’organizzazione umanitaria nella capitale. Il paese non ha un efficace sistema di controllo e di analisi dei dati medici sul territorio: quella che sta iniziando rischia di essere una catastrofe silenziosa (3).
Con un sistema sanitario in crisi cronica, in Guinea un’emergenza si aggiunge a un’altra. Ci si rincuora con qualche buona notizia, nessuna con un vero fondamento scientifico: gli africani sono forti, passano la vita combattendo la malaria; questo virus colpisce gli anziani e la Guinea ha una popolazione giovanissima (il 41,2% è sotto i 14 anni, il 60,52% sotto ai 24, mentre solo il 3,9% è sopra i 65 anni); ancora, questo virus non ama il caldo e la Guinea ha un clima tropicale. Insomma, si spera nel meglio, ma ci si prepara al peggio. «È il panico vero e proprio. Guardiamo le vostre file di bare a Bergamo su YouTube: se la migliore sanità del mondo sta vivendo una simile catastrofe, cosa aspetta noi che abbiamo pochi e sforniti ospedali?».
Sono paure ben fondate. In Guinea le crisi si incontrano e si aggravano a vicenda: in Guinea 576 donne su 100 mila e 53 bambini su mille muoiono durante il parto, e solo il 34,1% della popolazione ha accesso a servizi igienici (4). Lunga è la lista delle pandemie che in Guinea sono da sempre endemiche: malaria, dengue, tubercolosi, colera, diarree, tifo, epatiti, meningite… L’abitudine di recarsi all’ospedale, in un paese con 0,3 posti letto ogni mille abitanti, non è radicata: la sanità è quasi tutta a pagamento, costituisce una fra le spese più onerose per le famiglie, ma raramente è di buona qualità. Quando lo è, si tratta di sanità privata, ancora più cara. Gli ospedali sono pochi, i farmaci sono da comprare privatamente e portare in ospedale, i trasporti – prima e dopo la degenza – sono a pagamento. Nessuno con un po’ di febbre e la tosse penserebbe mai di recarsi all’ospedale: i malati di Covid19 che ci andranno, lo faranno per l’urgente bisogno di un ossigeno che non troveranno.
Il Covid19 porta dunque allo scoperto problemi ben più datati e strutturali. Soprattutto, la grande debolezza della sanità locale riguarda le risorse umane. Le mascherine si possono comprare, i kit distribuire, e – come i cinesi hanno insegnato – anche gli ospedali si possono tiare su in 10 giorni: quello che non si improvvisa sono medici preparati e abbastanza numerosi da far fronte alle urgenze in ogni loro fase, e la Guinea non ha più di 0,7 medici ogni mille abitanti (5)…

Misure severe, capitale isolata
In questo quadro, molte sono le misure che il governo ha faticosamente preso e poi applicato con severità, laddove possibile: dal 13 marzo è stato decretato il coprifuoco dalle 21 alle 5 in tutto il paese, sono stati chiusi i mercati dopo le 16, vietate le concentrazioni di più di 100 persone, sospesi i voli commerciali con paesi toccati dal virus, chiusi gli spazi aerei, chiusi luoghi di culto e scuole, vietati gli eventi pubblici, ridotti gli orari di lavoro (in un paese in cui parlare di lavoro in remoto non ha senso), iniziata un’inedita pulizia straordinaria delle zone periferiche della città. Misure già prolungate almeno fino al 15 maggio. Sono stati anche messi in funzione gli ospedali in disuso, o ancora in costruzione, per facilitare l’ospedalizzazione dei casi più gravi e isolare i malati ordinari dai casi di Covid19.
La capitale, inoltre, è isolata: una volta entrati o usciti non si torna indietro. Il grande incubo, infatti, è che l’infezione si propaghi nei quartieri poveri della capitale Conakry (che conta 2 milioni abitanti, tre quarti dei quali nei quartieri più poveri e privi di servizi). L’ambiente ideale per la diffusione di un patogeno: qui le precarie condizioni igieniche e abitative, le strade e le case piccole buie e sovraffollate, le modalità di trasporto in comune in taxi sovrautilizzati, oltre all’impossibile smaltimento di rifiuti e acque nere, non consentirebbero alcuna difesa una volta iniziata la propagazione. L’unica possibilità è agire d’anticipo, con isolamento e blocchi. E soprattutto con la prevenzione: dal 18 aprile sarà obbligatorio per tutti portare ovunque e in ogni caso la mascherina, evento senza precedenti in Guinea, e dotarsi di kit igienici in luoghi pubblici.
Ma non basta. Viaggi e spostamenti in una società subsahariana sono una necessità vitale per ogni attività: i guineani e le loro città vivono di commercio e mercati, imprescindibili tanto per clienti e famiglie quanto per i venditori, che se non lavorano non hanno di che mangiare entro la stessa giornata. Non poter entrare o uscire da una città o un villaggio vuol dire dunque paralizzare un polmone commerciale ramificato e legato a un complesso rapporto di interdipendenza con il suo contesto regionale, oltre che rischiare di esaurire una vena economica forse in modo permanente. Difficile prevedere la capacità di tenuta di una società complessa e in tensione perpetua, come la possibilità di mantenere a lungo l’ordine pubblico: questo spiega la cautela nell’introdurre simili limitazioni, peraltro impossibili da imporre in modo integrale sulle 24 ore, da parte delle autorità. Le violazioni dei divieti, d’altronde, non sono senza motivazione: «Meglio morire forse di virus fra un mese, che morire di certo di fame domani», chiosa non senza realismo un amico taxi-man di Kankan, nel nord del paese. Sembra di risentire un triste e altrettanto efficace slogan, più volte scandito dai migranti in partenza per l’Europa: «Meglio farsi mangiare dai pesci là da voi, che dai vermi qua da noi». Alla gioventù della Guinea mancano molte cose, ma non il senso della realtà.

L’alloggio? Serve per dormire…
Ma le ragioni che rendono un confinamento sanitario estremamente difficile sono anche più complesse. Il popolo guineano vive di contatti fisici vivificanti e simbolici, che vanno dagli eventi pubblici alle dense unità abitative: ciò che in Europa può sembrare faticoso e sfibrante, come stare settimane chiusi in casa, per un guineano è del tutto inconcepibile. La vita in Guinea (affettiva, lavorativa, sociale) si svolge soltanto all’esterno, in spazi aperti: l’ambiente domestico, per la metà dei casi privo d’acqua corrente e di elettricità, serve giusto per dormire, nelle zone rurali anche in dieci nella stessa stanza. Se si sta in casa intere giornate, è solo perché si è gravemente malati.
Non a caso molte sono le differenze fra gli interventi di contenimento fra la zona rurale e la città. Gli sforzi di contenimento condotti dalle autorità sono concentrati nelle aree urbane, per prevenire i rischi legati alle pessime condizioni igieniche soprattutto nelle periferie, mentre sembra che le misure difettino nel resto del paese, meno densamente popolato, ma con servizi sanitari più scarsi, spostamenti in transito molto più frequenti e soprattutto un’esposizione maggiore alle frontiere.

Difendersi giocando d’anticipo
«Siamo abituati alle epidemie, siamo il paese dell’Ebola. Anche se forse questa volta è diverso», riflette un medico della regione forestale, nel sud del paese, ricordando gli sforzi fatti da lui e dai suoi colleghi in prima linea pochi anni fa. Ricorda che l’Ebola era ben più letale, con un tasso di mortalità oltre il 50%, ma difendersi era in realtà più facile, evitando i contatti fisici con i malati: il Coronavirus invece si diffonde per via aerea e per mezzo di vettori asintomatici. Una minaccia magari meno letale, ma diversa e più difficile da combattere.
All’apparire di Covid19, il pensiero di tutti, in Guinea è corso all’Ebola fin dal primo istante. Tutti ricordano che i guineani nel 2014 e 2015 hanno vissuto una delle peggiori epidemie che l’Africa ricordi in epoche recenti, e questo ha lasciato in loro conseguenze psicologiche evidenti. Ben 2.543 guineani morirono e almeno 3.814 furono contagiati in 20 mesi; per settimane il paese fu percorso da un’autentica psicosi, che di fatto interruppe la vita familiare, economica e sociale, con danni all’economia difficilmente calcolabili, e con interi villaggi che sparirono letteralmente. Un incubo che nessuno oggi vuole rivivere, accompagnato da una serie di errori che nessuno vuole ripetere: fra tutti, i danni dell’incredulità, del ritardo, della scarsa prevenzione.
Così in Guinea è bastato parlare di virus che, da subito, in molti luoghi pubblici, di culto, persino in case private, le persone avevano già recuperato gli strumenti di igiene di pochi anni prima, soprattutto rubinetti di plastica con acqua disinfettata. In nessuna farmacia mancavano gel e disinfettanti, e fin dall’inizio in pochi tendevano la mano per salutare.
La catastrofe di Ebola, insomma, non è accaduta invano. I guineani in media oggi sanno come difendersi, forse meglio di noi italiani ed europei. «Si vince solo giocando d’anticipo. Ora come allora, prevenzione e sensibilizzazione sono l’unica possibilità, prima che il disastro arrivi», assicura il direttore della Caritas diocesana di N’Zérékoré, alla frontiera con la Liberia. Anche la popolazione è molto ricettiva, persino impaziente di ricevere consigli e attrezzature: non sembra manifestarsi l’irrazionale scetticismo che accompagnò l’Ebola nelle sue prime fasi e che fece perdere tempo prezioso, fantasticando di complotti internazionali o di untori stranieri. Il problema è oggi di tutt’altra natura: «Il vero paradosso è che sappiamo bene cosa dobbiamo fare, ma non possiamo farlo: non abbiamo i mezzi». Nel 2015 l’Ebola colse la Guinea impreparata, ma una volta compresi il pericolo e la dimensione del dramma molti furono gli sforzi internazionali, dall’Europa e dall’America, per sostenere la popolazione e lo stato. «Oggi la situazione più critica e preoccupante la si vede proprio nei paesi europei che più ci aiutarono allora. Anche per loro è difficile persino difendere sé stessi, e tanto più lo è sostenere noi in questa fase. Stiamo facendo molti sforzi per cavarcela da soli con i nostri mezzi, ma sappiamo che non basterà».

Impatto serio sull’economia
La crisi sanitaria non è ancora iniziata, ma già il virus sta facendo i primi danni a livello sociale e economico. Le privazioni legate alla sospensione delle attività economiche su larga scala impongono infatti già oggi sforzi d’assistenza importanti.
L’impatto è stato forte fin dai primi giorni, quando i guadagni delle famiglie legati al commercio, soprattutto piccolo e al dettaglio, si sono sostanzialmente interrotti. Anche l’attività agricola, che impiega il 76% della popolazione nel paese (6), se priva di sbocchi commerciali per troppo tempo rischia di subire contraccolpi pesanti e potenzialmente permanenti. Il popolo guineano per sopravvivere conta solo su sé stesso e sulla forza della rete sociale e familiare, che rafforza continuamente. Non c’è un welfare vero e proprio; ogni bene e sevizio, anche sanitario, è a pagamento, non solo quelli legati al Covid19. Gli anziani, più a rischio per ogni malattia, non hanno una pensione bastante per l’autosostentamento, mentre le casse pubbliche di previdenza sociale sono deboli e i risparmi privati, in un’economia di sussistenza, sono esigui. Si conta per tutto su parenti e figli, per questo numerosi, e se l’economia non gira per produrre quotidianamente una minima massa critica di benefici, gli effetti non tardano a farsi sentire. Ma non sono da sottovalutare neanche i rischi di danni sociali sul medio periodo, come l’aumento della migrazione clandestina, se i giovani non trovano un minimo guadagno per troppo tempo, cosi come l’incremento del traffico di esseri umani anche per la vendita di organi, o lo sfruttamento sessuale e i matrimoni precoci per le giovani donne, ridotte nei casi più disperati a fonte dell’unico reddito familiare (7).
La Guinea, peraltro, teme di essere investita da una crisi seria anche sul lungo periodo: come il resto del mondo, ma in misura maggiore. La crescita del Pil, stimata al 6% per il 2020 prima della crisi del virus, non supererà l’1% secondo le più ottimistiche aspettative. L’inflazione è già aumentata, anche per beni essenziali, mentre le restrizioni agli spostamenti affliggeranno molto il già debole settore turistico, e la contrazione delle attività economiche provocherà una netta riduzione delle entrate fiscali, colpendo le già scarse performance dei servizi pubblici (8). La dipendenza del paese dall’estero è e resterà profonda, tanto sul versante delle importazioni che su quello delle esportazioni. La brusca contrazione della domanda di bauxite (il 94% della quale è destinata a una Cina oggi in affanno), che rappresenta il 91% del totale dell’export guineano, si è già manifestata. Sul medio e lungo periodo, i contraccolpi internazionali non potranno che aggravarsi: il rallentamento delle economie europee e americana provocherà una riduzione della domanda di prodotti dalla Cina, fabbrica del mondo, e la conseguente contrazione della domanda dalla Cina nei confronti dei suoi numerosi satelliti, soprattutto paesi come la Guinea (9).

L’impegno di Caritas Guinea
Fin dalle prime fasi dell’epidemia, la Caritas nazionale – Ocph ha reagito mettendo a frutto l’esperienza delle diverse urgenze gestite negli ultimi anni, soprattutto l’Ebola. Nella Capitale Conakry, ma anche a N’Zérékoré e nelle periferie, si sono già svolte diverse sessioni di sensibilizzazione in quartieri e villaggi, di formazione a norme igieniche elementari, di distribuzione di kit sanitari e rubinetti per acqua disinfettata. Un’esperienza ormai collaudata, messa al servizio delle vittime potenziali di una nuova emergenza. Basterà?

O fratelli, o idioti. La solidarietà di don Pierre

Cari amici di GuineAction onlus,
mi è arrivata una lettera di don Pierre che pubblico di seguito. A parlare non è uno che non sa, o che parla per sentito dire: il popolo della Guinea porta ancora incise nella carne viva le ferite della terribile epidemia del virus Ebola del 2014 e don Pierre è stato in prima linea senza mai perdere il sorriso e la fiducia. Aggiungo la notizia che mi ha dato don Pierre: a Conakry sono stati accertati i primi due casi di COVID-19. Questo significa che il popolo guineano dovrà affrontare un’altra grave emergenza sanitaria dagli esiti potenzialmente catastrofici, visto il sistema sanitario estremamente inadegato. Difficilmente ne sentiremo parlare nei nostri organi di stampa. Per quello che mi è possibile, cercherò di raccogliere notizie e di tenervi informati.
L’emergenza sanitaria mondiale aumenti la solidarietà e l’amicizia fra i popoli perché, mai come oggi è vero quello che diceva Martin Luter King: “o impariamo a vivere insieme come fratelli, prendendoci cura gli uni degli altri, o moriremo insieme come degli idioti”. Quelle di don Pierre sono perciò parole di un testimone di speranza che accogliamo con profonda gratitudine e speranza. Il virus COVID-19 mi spaventa ma, francamente, mi spaventa di più il virus del “prima io” che nella forma corporativa muta in “prima noi”! Che questo tempo ci guarisca dal primo e, ancora di più, dal secondo. Credo fermamente che la fraternità vincerà sull’idiozia e che tutto andrà bene!
Alfredo

 

Ciao don Alfredo,
un caro saluto a te, a tutte le persone e le famiglie che sono legate a GuineAction onlus e a tutti gli italiani.
Vi mando, insieme agli amici dell’Associazione AVED e a tutte le famiglie dei bambini sostenuti, i miei saluti, il mio affetto e la mia vicinanza in questo tempo di grande prova per il paese e le famiglie.
Nonostante i giorni e le notti difficili, spaventosi e terrificanti che state vivendo, l’Italia è comunque un paese forte, che sa resistere e che certo, pur soffrendo, non molla.
Oggi, usando le parole di San Paolo ai Corinzi, voglio dirvi che, se anche siete tribolati in ogni maniera, non siete schiacciati e non siete ridotti all’estremo; se anche siete perplessi e sconvolti, non siete disperati; se siete perseguitati moralmente, non siete abbandonati; atterrati e colpiti, ma mai uccisi. È un vero tempo di tribolazioni ma non un tempo di annientamento.
Non sentitevi dunque soli. Noi, vi siamo sempre vicini nonostante la lontananza e il senso di impotenza.
Vi siamo veramente vicini attraverso le nostre umili preghiere e la speranza che certo, tutto andrà bene! Coraggio, non abbiate paura e non disperate.
Non perdete mai la forza della vita che è in voi.
Certo, osservate scrupolosamente i consigli dei medici e le disposizioni del Governo italiano, ma liberate soprattutto lo spazio alla speranza e alla fiducia nel futuro delle famiglie e del paese intero.
Vi vogliamo tutti bene e vogliamo il bene per tutti voi. Vi benedica il Signore e vi protegga sempre.
Ho pensato che una foto dei nostri e vostri bambini, quelli che sostenete con tanto sacrificio e con tanta gioia, sia l’incoraggiamento più bello.
Vi abbraccio forte dalla Guinea.
don Pierre

“Insieme per crescere” Assemblea dei soci, sostenitori e amici

Sabato 29 Febbraio 2020 ore 19.00
Presso la Parrocchia Sant’Erasmo di Formia

ODG:

Relazione sulle attività svolte nel 2019
Discussione e approvazione del bilancio consuntivo esercizio 2019 e preventivo 2020
Tesseramento 2020
Programmazione delle attività 2020
Varie ed eventuali

NON MANCARE E PORTA CON TE QUALCHE AMICO!

è l’occasione per conoscersi, farsi conoscere, fare rete……

“LA PAROLA E LA VITA”. IL CALENDARIO 2020

Assemblea Guineaction 29 Novembre 2019 – Itri

Durante l’Assemblea è stato presentato il Calendario 2020 dal titolo “La Parola e la Vita”. Ciò che verrà realizzato con le offerte raccolte verrà destinato interamente alla costruzione della scuola di Kissidougou, “La Pépinière”.
La ‘parola’ sempre si intreccia con la ‘vita’ e la plasma e la scuola è il luogo in cui si impara farle interagire facendo si che la vita plasmi le parole giuste e le parole diano forma ad una vita intensa, in cui risplende una umanità bella. Ogni pagina del calendario coniuga il tema in modo originale. Ogni pagina è un’emozione nuova.
Mi conquista sempre l’entusiasmo di don Alfredo quando parla dei progetti in Guinea. Lo vedi e vieni coinvolta dalle sue parole sulla scuola che cresce un po’ ogni giorno e che ha, già, più di 350 bambini tra elementari e materne. Ti racconta di come si svolgono le lezioni nelle aule, che non hanno ancora l’intonaco, ma che in tutte c’è una cartina geografica dell’Africa ed un mappamondo. Passano le immagini sullo schermo dei bambini nelle loro uniformi e con lo stemma sulle camicie “Complex Scolaire le Pépinière”, “il vivaio”, che sorridono mentre vanno a scuola a piedi o su un pulmino da 20 persone modificato perché ne possa trasportare molte di più; li ascolti cantare l’inno nazionale mentre fanno l’alzabandiera e recitare insieme la preghiera al Dio unico, loro che sono di religioni diverse, prima di iniziare le lezioni. Vieni coinvolta nei progetti futuri del complesso scolastico che oltre ad essere scuola avrà anche un ambulatorio per curare i bambini ed un forno ed una cucina per dare loro un pasto sicuro al giorno… e poi accenna ad alcune tradizioni tra le quali la scelta del nome dei neonati e fa crescere, in chi assiste, la voglia di saperne sempre di più.
Mi piace partecipare agli incontri di Guineaction e mi sembra, sempre, come la prima volta, quando senti che puoi essere parte nella realizzazione di un sogno, di rendere possibile, con dei piccolissimi gesti, ciò che poteva sembrare impossibile…è l’essere una rete di persone, ognuno con il proprio impegno, a realizzare il sogno.
Ogni incontro mi lascia sempre una nuova gioia trasmessa dai sorrisi e dagli occhi dei bambini pieni di una luce che non trovo in altri se non negli occhi di don Alfredo.

Elvira Tortora

+ Scuola + Umanità = Futuro. Assemblea dei soci e sostenitori

L’ASSOCIAZIONE GUINEACTION ONLUS
convoca l’Assemblea dei soci, sostenitori e amici per
Venerdì 29 Novembre 2019 ore 19.30
Presso il “Museo del Brigantaggio” Corso Appio Claudio, 268 Itri (LT)

Tale incontrò sarà l’occasione per rivivere insieme a don Alfredo le emozioni e gli incontri del suo ultimo viaggio. Verranno inoltre proiettati i dati aggiornati sullo stato dei lavori de “La Pépinière”, il complesso scolastico che si sta costruendo, e l’andamento dell’ambulatorio.

ODG:
Relazione sulle attività svolte nel 2019;
Aggiornamento sull’andamento dei progetti;
Varie ed eventuali.

NON MANCARE E PORTA CON TE QUALCHE AMICO! è l’occasione per conoscersi, farsi conoscere, fare rete……

La scuola: gestazione di una società umanizzata

Alzarsi la mattina alle 6.00 per andare a prendere i bambini di Kissidougou con lo scuolabus; vederne molti altri fare kilometri per giungere a piedi al quartiere Fero dove c’è la nostra scuola, “La Pépinière”; fare con loro l’alza bandiera e sentirli cantare l’inno nazionale; pregare “il Dio Unico” insieme a loro e ai loro insegnanti che li hanno educati ad andare oltre i confini religiosi; trascorrere mattinate intense insieme ad alunni e insegnanti nelle aule scolastiche senza pavimenti, né intonaci, né acqua, né luce… ma con cartine geografiche e libri, con lavagne fatte di intonaco liscio e pittura lavabile…

Ogni mattina alle ore 7.45 i bambini alzano la bandiera cantando l’inno nazionale
e pregando “il Dio Unico”

Io non so come raccontare tutta questa realtà che ho vissuto nel mio ultimo viaggio di gennaio 2019. Per tanti mesi non ho saputo raccontarlo e ho taciuto, ho atteso che maturassero in me le emozioni e che affiorasse la consapevolezza di quanto sensato sia lo sforzo che stiamo facendo per costruire una scuola nel cuore dell’Africa.

E poi ci sono stati i mesi successivi, con le vicende internazionali e quelle italiane. E io mi sento stretto in una morsa: mi tornano in mente i volti dei 327 bambini della nostra scuola e vedo attuare politiche sempre più negazioniste di ogni diritto per gli ultimi, sempre più escludenti, sempre più razziste e chiuse in visioni sovraniste. Il tutto senza opposizione se non quella della nostra coscienza.

E allora capisco davvero che l’unica strada possibile è quella di rinascere, di partorire nel dolore una umanità rinnovata, è quella di dispiegare le immense energie della creatività per generare una società umanizzata. E non conosco altro “grembo materno” che la scuola; non c’è un altro “utero” capace di dare forma ad un uomo planetario, unico possibile erede dell’homo sapiens ormai malato di demenza da delirio di onnipotenza.

Ogni aula è dotata di un mappamondo e di un planisfero

In ogni aula don Pierre ha voluto un mappamondo e un planisfero. Io stupidamente ho pensato che il planisfero fosse sufficiente e che il mappamondo (dove mai li avrà trovati poi quei 10 mappamondi in Guinea??!!) fosse un di più, uno spreco di risorse che potevano essere impiegate per qualche mattone in più, per arrivare al più presto a coprire di un tetto la struttura grezza. Ma invece no! Ha ragione lui, ancora una volta. L’ho capito adesso, in Italia. Non sarà che tanta ignoranza derivi dalla mancanza di mappamondi nelle nostra aule e nelle nostre case? Il planisfero ci abitua a pensare la terra come a degli spazi da occupare, magari anche con qualche guerra “santa”, ci abitua a dei confini che danno l’illusoria percezione che basti alzare un muro o chiudere dei porti per stare bene “a casa nostra” e che ciò che accade oltre quelle linee disegnate dai giochi di potere e dal sangue, non sia affare nostro. Ma il mappamondo no, non ce lo consente: il mappamondo dà la chiara percezione che siamo parte di uno stesso viaggio con un’unica “astronave” e che non ci sono centri né periferie. Se guardi l’umanità spalmata su quel globo lo senti nelle vene che siamo alimentati dalla stessa linfa e che “o impariamo a vivere insieme come fratelli, o moriremo insieme come degli idioti” (M.L.King). Al planisfero bastano due dimensioni: longitudine e latitudine. Il mappamondo include una terza dimensione che ti costringe a guardare considerando le cose nella loro profondità!

L’uomo occidentale che pensava di aver rapito il fuoco agli dei perché è andato sulla luna e ha scisso l’atomo, oggi si chiude in casa propria e ha paura di essere invaso. Ma non ha capito che l’illusione neo liberista di trasformare il mondo in un unico mercato globale, dove l’unica legge è la forza del dominio da parte del più forte, espone alla fragilità estrema gli equilibri vitali del pianeta e pone la questione della sopravvivenza in termini globali. Ma crediamo davvero che le miopi politiche sovraniste ci salveranno? Che basterà proteggere i confini per stare meglio? Che finanziare le mafie d’oltre mare perché trattengano i migranti nei lager, torturandoli e uccidendoli, risolverà i nostri problemi? Che lasciar affogare in mare uomini, donne e bambini, ci renderà migliori? Che continuare a mercificare le risorse della terra (prime fra tutte l’acqua!) ci renderà economicamente più ricchi? Che aumentando la produzione, il commercio e l’utilizzo privato delle armi, ci permetterà di stare più “sicuri”? Che continuando a produrre beni inutili, commissionati da bisogni indotti, sia la soluzione per far crescere il PIL?

Da che mondo è mondo le guerre hanno fatto la storia e spesso, studiare la storia, significa parlare di vincitori e vinti: i primi si arricchiscono, gli altri soccombono. E fino a che i patrioti erano da una parte della linea di confine e i nemici dall’altra, la storia si è svolta con la narrazione delle sue crudeltà, con i suoi crimini, giustificati dall’obbedienza ai comandi di un despota o di una ragion di stato. Ma oggi contro chi stiamo combattendo per conservare il nostro tenore di vita e per continuare a consumare all’infinito? Stiamo combattendo contro i nostri figli!!! E’ questa l’amara verità! La nostra generazione è la prima che ha dichiarato guerra ai propri figli che diciamo di amare con tutto noi stessi e che, con tutto noi stessi stiamo condannando ad una esistenza grama o all’estinzione. Politicucce in deficit senza nessuna visione di cambiamento sono cambiali che pagheranno i nostri figli! L’incapacità di cambiare atteggiamento nelle politiche energetiche manderà a fuoco il pianeta, che sarà sempre meno abitabile ed ospitale per le generazioni future! L’invecchiamento e la denatalità, uniti all’emigrazione (perché in Italia, checché ne dicano i nostri politici, il problema emigrazione è di gran lunga più grave di quello dell’immigrazione!) spopoleranno i nostri paesi e, per pagare le nostre pensioni, i nostri figli dovranno rinunciare ai loro diritti, come già sta accadendo da anni, oppure se ne andranno all’estero dove verranno meglio apprezzati per quello che sanno offrire!

Ecco allora che sento di essere nel cuore della storia sia mettendomi fra i banchi con i bambini di Kissidougou, che incontrando in Italia i tanti studenti delle nostre scuole che mi chiamano a parlare dell’Africa. E’ lì che mi sento bene. E’ a scuola che il mio animo si acquieta perché so che c’è un modo diverso di stare al mondo e che i nostri bambini, insieme ai bambini di tutto “il mappamondo”, sono l’umanità nuova che ci insegnerà nuovi stili di vita. Sento che il nostro pianeta poggia sulle spalle dei bambini che studiano ed io, seduto fra i banchi con loro, ho la chiara percezione che le sue basi sono ancora salde!

Alfredo

La ricreazione

“PER UNA CULTURA CHE GENERA L’UMANO”. Assemblea di GuineAction onlus

L’ASSOCIAZIONE GUINEACTION ONLUS 

convoca l’Assemblea dei soci, sostenitori e amici per

Sabato 23 Febbraio 2019 ore 19.30

Presso la Parrocchia Sant’Erasmo di Formia

ODG: 

Relazione sulle attività svolte nel 2018 

Discussione e approvazione del bilancio consuntivo esercizio 2018 e preventivo 2019 

Tesseramento 2019 

Programmazione delle attività 2019 

Varie ed eventuali

NON MANCARE E PORTA CON TE QUALCHE AMICO!è l’occasione per conoscersi, farsi conoscere, fare rete……


La nostra scuola “La Pépinière” ora è realtà. Scatti fotografici e video realizzati durante il viaggio di Gennaio mostreranno alcuni momenti delle attività scolastiche e l’entusiasmo dei giovani protagonisti

La Pépinière, un vivaio in crescita. Gli auguri di don Pierre

L’inaugurazione ufficiale del Complesso Scolastico è avvenuta il 14 luglio 2018 e ha visto una grande partecipazione sia delle autorità locali, sia dei cittadini di Kissidougou.

Alla presenza dei rappresentanti delle due associazioni partners, GuineAction onlus e AVED Guinée, dei bambini iscritti alla nostra scuola e dei loro amici e parenti, si è svolta in un clima di grande entusiasmo e gioia, la cerimonia di apertura al pubblico. Al discorso delle Autorità, dei rappresentanti degli studenti, delle famiglie e delle due associazioni protagoniste, ha fatto seguito un momento di preghiera interreligioso e un momento di festa.

La Pépinière”, fin dalla posa della prima pietra nel 2011, non ha mai smesso di attirare l’attenzione dei bambini, di alimentare i loro sogni e le speranze delle loro famiglie.

La nostra scuola è stata seguita in tutte le fasi della sua evoluzione con grande interesse perché costituisce, per il comprensorio di Kissidougou, un “faro” cui guardare, un punto di riferimento solido, una istituzione che ha una sua statura di serietà e in cui ferve grande vivacità, e l’orgoglio grande sta nel fatto che ogni cosa è fatta in uno stile di collaborazione italo-guineana dove tutti si sentono protagonisti. 

Pur essendo una scuola privata, la Pépinière è molto diversa da tutte le altre del Comune. Infatti essa è davvero una scuola dei poveri per i poveri e il suo intento si iscrive in un progetto educativo per tutti, attraverso un percorso educativo calibrato su ciascuno.

Peraltro, l’apertura delle scuole, prevista dal Governo Guineano per il 15 Settembre 2018, è slittato a causa di mancati accordi tra lo Stato ed il Sindacato degli insegnanti che chiedono l’aumento degli stipendi e il miglioramento delle loro condizioni di lavoro e di vita. E’ triste per un Paese come il nostro, dove l’analfabetismo è ancora a più del 60%, che non si investa nella scuola e che si perdano quasi due mesi di lezione senza curarsi del danno che si arreca ai nostri bambini. 

E’ vero che l’educazione è compito specifico dei genitori, ma anche lo Stato deve assicurare l’istruzione dei suoi giovani attraverso  sistemi e strutture pedagogiche qualificati. Malgrado questi disordini per l’inizio della Scuola, la nostra Pépinière ha aperto le sue porte dal 10 Settembre 2018. Si è proceduto con l’assunzione del personale insegnante con la sistemazione della Direzione e la preparazione dei corsi di revisione in vista dei test di livello che ci permetteranno di stabilire la classe cui iscrivere i nuovi alunni. 

Secondo il programma elaborato dal Consiglio Pedagogico della Scuola, i ragazzi studiano dalle 8,00 alle 14,15 dal lunedì al venerdì; il sabato è riservato ai corsi di recupero per gli alunni del sesto anno (l’ultimo delle elementari) che si preparano ad affrontare l’esame finale. Le lezioni sono interrotte da due momenti di ricreazione di 15 minuti ciascuno: dalle 10,00 alle 10,15 e dalle 12,00 alle 12,15. Visto che la scuola dista circa 7 km dal centro città, ci siamo dotati di un  minibus di 30 posti per il trasporto degli alunni. Considerato però l’elevato numero di bambini, il minibus deve fare 5-6 viaggi la mattina dalle 6,30 alle 7,45 ed altrettanti dalle 14,20 alle 16,00.

Per il momento abbiamo un personale scolastico di 14 unità di cui 6 donne: un direttore; un amministratore; sette insegnanti di cui uno per il corso di inglese; due maestre per la materna; una donna addetta alle pulizie; un autista; un guardiano notturno. 

Per una migliore riuscita ed una qualificata formazione degli alunni e per agevolare gli insegnanti, abbiamo limitato il numero dei ragazzi a 40 per classe. Le classi sono fornite di banchi e arredi funzionali e di qualità; oltre a ciò, abbiamo dato gratuitamente ad ogni alunno e ad ogni insegnante tutti i libri obbligatori relativi alla classe frequentata, due uniformi da mettere a scuola e il trasporto in minibus dalla città alla scuola e viceversa.

Fino ad oggi, 30 ottobre 2018 abbiamo una popolazione scolastica totale di 320 alunni, di cui 166 ragazze, divisi in 10 classi.

Di questi 320 alunni abbiamo:

n. 167 ragazzi affiliati ad AVED

n. 85 ragazzi in attesa di affiliazione (cioè presi in carica dalla scuola ma, in attesa che intervengano sostenitori italiani, li sostiene GuineAction onlus)

n. 68 ragazzi che devono pagare integralmente la scuola ma, talvolta, a causa dell’indigenza delle famiglie, chiediamo soltanto una piccola partecipazione. 


Avendo inaugurato la scuola, come già detto, il 14 luglio, abbiamo deciso di mantenere questa data come “Memoriale” per la festa della nostra scuola. 

La Pépinière

Abbiamo composto per la nostra Scuola una Preghiera al Dio Unico che i bambini recitano tutti i giorni, all’inizio e alla fine delle ore di  lezione. Mi piace condividere con voi la preghiera che ci unisce ogni giorno al di là delle appartenenze religiose e vorrei fosse il mio augurio e l’auspicio di tempi in cui, come dice Isaia, la giustizia e la pace si baceranno. 

Auguri di buon Natale e felice anno nuovo. 

Pierre

PREGHIERA AL DIO UNICO

Dio Nostro Padre

Tu l’Onnipotente e l’Onnipresente

l’Onnisciente e l’Eterno,

Tu che ci hai creati e ci fai esistere

Che guidi le nostre vite

Gloria e lode a Te!

Sii oggi, l’aiuto delle nostre azioni degne e virtuose

Rendici fedeli a Te e fiduciosi in Te.

Perché in Te noi crediamo, in Te speriamo

E in Te ci rifugiamo.

Illuminaci con i raggi del tuo sole 

E annaffia le nostre vite con la tua Acqua Divina.

Estendi abbondantemente la tua Generosità e la Tua Misericordia,

La Tua Benedizione e la Tua Grazia

Ai nostri parenti, ai fondatori e ai benefattori della nostra scuola,

Ai nostri maestri ed educatori e ad ognuno di noi.

A TE ONORE LODE E GLORIA PER TUTTI I SECOLI DEI SECOLI
AMEN

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