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La profezia che ci muove

Appunti di viaggio (4 Luglio 4 Agosto 2022)

Lascio ancora una volta l’Italia e l’Europa con il suo carico di tensioni irrisolte e atterro ancora sul continente africano con il suo carico di speranze tutte da realizzare.

Un viaggio duro. Dopo due anni e mezzo di lookdown, mascherine e igienizzanti, credo che il mio sistema immunitario si sia impigrito perché non ho mai avuto tutti questi problemi intestinali e reazioni esagerate ad ogni piccola sollecitazione esterna. Ma questo non mi impedisce di sentirmi pienamente dentro l’esperienza, di entrare in contatto con la gente ascoltando con tutta calma, senza cedere alla cattiva abitudine di sovrapporre le parole interrompendo l’interlocutore e senza l’impazienza di chi «non ha tempo da perdere». Questo mi rimette in un equilibrio interiore tale che né la dissenteria, né le fragilità fisiche riescono a turbare.

Nei giorni lenti e calmi di Kissidougou, ritmati dal canto degli uccelli e dallo schiamazzo dei bambini, lontano dalle suonerie cibernetiche della messaggistica istantanea e dai ritmi frenetici di uno mondo che ha sostituito la cura con la produzione, l’attenzione con l’efficienza, emerge sempre più forte la consapevolezza di essere davvero dentro una transizione storica che fa appello alla responsabilità di tutti e richiede un di più di creatività. La sensazione è quella di chi ha il privilegio di guardare le cose con la giusta distanza critica da poterle valutare in modo diverso: come chi guarda la città dall’alto di un monte e ne rivaluta le proporzioni, ne soppesa le criticità con la chiarezza che nessuno può avere rimanendo immerso nella giungla di cemento.

Ebbene: c’è bisogno di profezia! La città uccide tutti i suoi profeti e continua ad affidarsi a sedicenti salvatori che pagano studiosi di marketing per trovare formule semplici da ripetere come mantra per trattare problemi complessi che nessuno di essi ha davvero compreso! Sulla polvere dei profeti passeggiano portaborse dai tanti volti, ragionieri di numeri vuoti e avvocati di leggi senza etica.

La città soffoca per mancanza di profezia. Chi ha davvero una visione d’insieme? Chi ha l’audacia di sognare e nello stesso tempo la pazienza di analizzare la complessità del reale senza semplificazioni funzionali all’esercizio di un potere o all’affermazione di una propria egemonia?

Occorre, lo dico con convinzione, riappropriarsi di quella profezia di una umanità inedita che né la religione né la scienza sono state in grado di tenere viva!

La religione non ascolta neppure i suoi profeti ed è ancora troppo impegnata a difendere dio dall’ideologia secolare e a cercare di salvare i pochi privilegi rimasti alla sua chiesa che ribolle di tradizionalisti nostalgici di tempi in cui l’Impero le accordava i suoi favori in cambio della sua benedizione e del suo appoggio. Mi sento profondamente vicino a tutti le donne e gli uomini di Fede, religiosi o no, che credono possibile quell’umanesimo integrale che Gesù di Nazareth chiama Regno di Dio e che molti hanno cercato assegnandogli nomi e forme diverse. Mi chiedo: abbiamo davvero compreso Francesco D’Assisi che chiamava ‘sorella’ l’acqua? Non faceva solo della poesia! Francesco, che “conosceva i segreti delle cose” – come dice di Lui Tommaso da Celano – rendeva esplicita quella intima correla zione tra l’acqua e l’uomo. Questa conoscenza non può essere ridotta alla formula chimica H2O e, men che meno, alla pura riduzione dell’acqua a mezzo, o peggio, a merce! Sono stufo della Chiesa che va in chiesa, tutta intenta alla sua autoconservazione, credo nella Chiesa che raccoglie con entusiasmo la profezia di Francesco D’Assisi e della Laudato si di papa Francesco e, intorno a questa luminosa profezia, lavora per unire menti e cuori in una solidarietà planetaria. E a proposito di acqua: ma Italia è ancora un paese democratico se, nonostante il referendum del 2011, l’acqua continua ad essere sempre più oggetto di privatizzazione e mercificazione? Ma c’è ancora la costituzione secondo la quale ‘il potere apparterrebbe al popolo’? Non voglio neppure toccare il tema delle prossime elezioni politiche e della possibilità che ci è data di votare chi riteniamo davvero capace! Mi trovo in un paese governato da una giunta militare, la gente non ha scelto chi li governa… ma non sono sicuro di provenire da un paese dove, esercitando il diritto di voto, mi sarà data davvero l’opportunità di scegliere chi dovrà governarci!

Ma torniamo ai profeti. Abbiamo davvero compreso l’enormità di quanto papa Francesco sta compiendo in questi giorni con il suo viaggio in Canada? Lo vediamo con i curiosi copricapo di penne colorate e magari pensiamo che sia una cosa indegna per un “pontefice”. Ma questo è un viaggio penitenziale! E le popolazioni originarie di quelle terre hanno colto la portata di questo gesto di umiltà e di riconciliazione. Storcano pure il naso i nostalgici di papa Alessandro VI che il 6 maggio 1493 scriveva ai re di Spagna ringraziando le loro Altezze per aver inviato Cristoforo Colombo “a cercare isole e terre remote” e dopo aver ricordato che tra tutte le opere accette alla divina maestà “ce n’è una che risalta in maniera particolare… che i popoli barbari siano vinti e condotti alla fede” e arriva a dichiarare in quanto “vicario di Gesù Cristo” e dunque monarca supremo della terra, che egli dona e assegna ai sovrani “tutte le isole e terre trovate e da trovare, scoperte e da scoprire”. Deliri di onnipotenza di tempi teocratici che speriamo siano per sempre finiti! Quando nel 1985, Giovanni Paolo II si recò in Perù, una delegazione di indios andini, tra i quali Ramiro Ranyaga del Movimento Tupac Katari (kechua), gli consegnò questo messaggio: “Noi, indios delle Ande e dell’America, abbiamo deciso di approfittare della visita di Giovanni Paolo II per restituirgli la sua Bibbia, perché in cinque secoli essa non ci ha dato amore, né pace, né giustizia. Per favore, riprenda la sua Bibbia e la restituisca agli oppressori, perché loro più di noi hanno bisogno dei precetti morali in essa contenuti. Infatti con l’arrivo di Cristoforo Colombo, in America si sono imposti una cultura, una lingua, una religione e valori che erano propri dell’Europa”. Le violenze di ogni genere subite dai minori indigeni nelle scuole cattoliche del Canada sono conseguenza di una cultura in cui la religione viene imposta con i metodi dei colonizzatori che trattano le altre culture come inferiori. La memoria di questi orrori è stata coperta per troppo tempo da un’omertà vergognosa. E Francesco, con il peso dei suoi anni e delle sue fragilità compie gesti di verità e di riconciliazione senza i quali non ci può essere alcuna possibilità di ritorno alla freschezza della Fede basata sul Crocifisso Risorto e non sui deliri teocratici di una chiesa Imperiale.

Lo dico con chiarezza: io sono orgoglioso di avere come guida profetica papa Francesco! Ritengo che il vento dello Spirito di Dio che non lascia riposare la polvere, soffi forte nelle sue parole e nei suoi gesti!

Poi c’è la scienza. La razionalità illuministica vantava di averci liberati dall’oscurantismo religioso. Ci ha dato il progresso scientifico e tecnologico a cui dobbiamo molto! Ma la ragione non ha mantenuto le promesse messianiche che aveva avanzato con le stesse cadenze religiose assolutiste che tanto aveva criticato. Ecco ora la scienza alle prese con le sue contraddizioni! Prometteva di salvarci da tutti i mali ma oggi, se c’è un male che occorre davvero temere, è esattamente lo stesso potere consegnato dalla scienza nelle mani dell’uomo! Oggi sappiamo con certezza che, se l’apocalisse ci sarà, non verrà per i fulmini scagliati dal cielo ma per la stupidità delle scelte compiute qui in terra. Non sono i religiosi apocalittici o gli invasati fanatici a lanciare il monito del pericolo della fine, sono gli scienziati stessi!

L’impostazione dualista del metodo scientifico che contrapponeva soggetto e oggetto, prometteva che l’uomo-soggetto, con la sua ragione tecnologica, avrebbe dominato la realtà ridotta a oggetto. Lo ha fatto! Ma ora è la realtà a ribellarsi alla sua riduzione a “cosa”!!! La ragione ha dimenticato la poesia! Il delicato segreto di ogni cosa! Tutto è diventato funzionale al dominio e al profitto. Ma il cosmo è più che una cosa da dominare: è Madre, è Vita, è Casa, è Bellezza, è Armonia… Quando capiremo che l’oggetto è parte del soggetto?! Non si può di spremerlo a vantaggio del dominio!

Prendiamo l’Italia: in questi giorni è alle prese con la più grande crisi climatica e idrica che abbia mai visto! Ed è solo un assaggino della completa irrazionalità del sistema che consideriamo “moderno” e “tecnologico” ma che sta mostrando il suo volto più irrazionale, più tragico e autodistruttivo. Prendiamo l’Europa, alle prese con una guerra di aggressione assurda da parte della Russia ai danni dell’Ucraina, una guerra che rischia di degenerare nel peggiore degli incubi che le armi atomiche evocano. Una guerra che nessuno dice di volere ma alla quale l’unica risposta che si è capaci di dare, è di impiegare le risorse sempre più scarse, non per il sociale, non per il lavoro, non per rilanciare l’economia… ma per produrre più armi e per aumentare il potenziale distruttivo! Cosa c’è di razionale in tutto questo? A cosa servono tutta la conoscenza e tutti i progressi scientifici se poi li usiamo per l’autodistruzione?!

I bambini de La Pépinière salutano gli amici italiani

Ed io sono qui, nel cuore dell’Africa che brulica di vita. Che ci faccio qui? Ha senso essere qui nel cuore di una cultura del tutto marginale all’etnocentrismo occidentale? Non so rispondere se la coscienza di questo cambiamento d’epoca potesse emergere in altro modo ma da qui mi è tutto più chiaro.

Non sarà giunta l’ora di riconciliarci con il mondo??! Non sarà questo il tempo di trattare l’oggetto (biosfera) come una parte del soggetto (umanità) e di cominciare a rispettarlo?

Non sarà giunto il momento in cui finalmente l’homme depasse l’homme, il tempo in cui la storia si apra alle possibilità umane ancora inespresse e inedite?

Non sarà il tempo in cui rinasciamo finalmente liberi dall’istinto preumano del dominio e capaci di assumere la centralità della biosfera come criterio delle nostre scelte?

Non sarà il tempo di narrare una storia diversa da quella che narrano i conquistadores, una storia che includa la memoria dei perdenti e il loro punto di vista?

Non sarà giunto il tempo in cui chiamiamo le cose per nome e la smettiamo di raccontare la favola di quelli che “li aiutano a casa loro” e cominciamo dire con chiarezza l’amara verità che noi siamo quelli che “rubano a casa loro”?! Che noi siamo quelli che pagano le mafie d’oltre mare per creare i nuovi campi di concentramento e bloccare i flussi di quelli che scappano dalla povertà e dalle guerre che noi stessi abbiamo generato?!

Non sarà il tempo di una analisi più lucida che ci permetta di risalire non solo alle radici cristiane dell’Europa ma, ancora prima, alle radici culturali vetero-europee del cristianesimo. La freschezza dell’annuncio evangelico, è stato riformattato da una cultura dove:

il potere conta più delle persone; la proprietà privata è più sacra della originaria destinazione universale dei beni che servono per la vita; il sacrificio (possibilmente degli altri) è l’unica strada della salvezza mentre la misericordia e l’amore sarebbero dei bei sentimenti che attengono alla sfera privata ma che nulla hanno a che fare con la realpolitik.

Non sarà il tempo di tornare alla Fede nel Dio di Gesù Cristo, padre dei piccoli e dei poveri, dei vinti e degli esclusi, delle vittime del potere sanguinario che continua a crocifiggere il Figlio dell’uomo?

Non sarà il tempo in cui finalmente ricominciamo ad ascoltare i folli, i poeti, i sognatori e i visionari?

Non sarà giunto finalmente il tempo dei profeti?

La profezia intende il futuro come luogo di una pienezza possibile, denuncia l’inaccettabilità della realtà presente e pone le basi per una realtà in cui diventa praticabile l’incontro tra il possibile e il reale.

Ci piace pensare che con i progetti di GuineAction noi siamo nel cuore di questa profezia.

Ci piace pensare che, in questa terra tutt’ora oggetto di un feroce sfruttamento colonialistico da parte dei paesi occidentali, GuineAction si pone in completa discontinuità perché non è interessata alle immense ricchezze della Guinea, è interessata all’amicizia con il popolo guineano.

Ci piace pensare che, senza la pretesa di risolvere il mondo, umilmente proviamo a ripartire da un investimento concreto sulla scuola perché siamo convinti che il mondo poggia sulle spalle dei bambini che studiano.

Ci piace pensare che la cultura sia l’unica strada per un’etica planetaria in cui il rispetto della vita in tutte le sue forme sostituisca definitivamente le logiche nazionalistiche e sovraniste che prevedono la violenza verbale, psicologica e fisica come male necessario.

Crediamo fermamente che la cultura sia l’unica via per risvegliare una coscienza planetaria per la quale, il ripudio della guerra non è più solo una formula scritta su carta ma la consapevolezza profonda di un legame che unisce tutti e tutto in un destino comune che sarà di pace o non sarà.

Crediamo fermamente che ogni cultura merita di essere conosciuta e che lo scambio interculturale è la strada maestra per una umanità capace di generare il nuovo.

Crediamo che il vero modo di vincere è con-vincere!

E intanto qui piove!

Come vorrei che un po’ di quest’acqua scendesse lieve sulla nostra bella Italia! L’Italia e il mondo hanno bisogno della saggezza e della profezia africana più di quanto pensino, più di quanto siano capaci di ammettere. Si, mi auguro che piova! Che un po’ di quest’acqua che tutto rende vivo giunga a dissetare le labbra aride del vecchio mondo rendendolo capace di un nuovo umanesimo che sappia concepire un mondo senza nemici e senza armi, come profetizzò Isaia che vide le spade trasformarsi in vomeri e le lance in falci (Is 2,4)!

Alfredo

La Pépinière 12 Luglio 2022

Da un capo all’altro della terra, dalla notte dei tempi, l’uomo è costantemente in ricerca e si è dimostrato capace di continue scoperte. Anche se dal mio Continente talvolta si guarda all’Europa e all’Occidente con il desiderio di raggiungere lo stesso livello di progresso, noi sappiamo bene che la ricchezza di relazioni, che caratterizza le nostre culture, sono il nostro valore aggiunto, sono un capitale umano capace davvero di generare il nuovo! E’ la coscienza di un legame che ci unisce tutti la forza della cultura africana! L’identità non è qualcosa che si costruisce escludendo l’altro: capisco meglio chi sono solo quando mi confronto con chi è diverso da me. Il vero progresso, perciò, è nella capacità di creare, aver cura e salvaguardare i legami di amicizia.

Sono d’accordo con Alfredo quando pone il problema delle tematiche planetarie, di proporzioni tali che nessuna risposta può più essere individuale. Solo la coscienza capace di aprirsi davvero all’altro e di porsi come un “noi”, è capace di autentico progresso nella direzione di quel nuovo umanesimo che rende possibile la profezia di Isaia, di Michea e tanti altri che nella storia, hanno creduto possibile una umanità di fratelli e sorelle senza piu’ nemici da combattere.

Il nostro mondo in subbuglio, con tutto il suo carico di gioie e dolori, con le sue speranze e angosce, può ritrovare armonia solo rifacendosi a questa visione universalistica che trascende ogni concezione ideologico-religiosa o politica. I progetti di GuineAction che condividiamo con tutti voi, sono il nostro modo di partecipare alle criticità della storia attuale senza semplificazioni e senza pretese ma con la certezza di partecipare a rendere concreta una visione profetica che ci apre ad un orizzonte di speranza.

I proverbi sono il nostro modo di trasmettere la sapienza antica alle nuove generazioni, perciò mi piace concludere ricordandone uno: “non si può dipingere bianco su bianco, né nero su nero, ma l’uno ha bisogno dell’altro per meglio rivelarsi e affermarsi”.

Continuiamo ad incontrarci nella consapevolezza di far nascere qualcosa di nuovo, o meglio, di rinnovarci noi stessi con l’aiuto reciproco.

Dal 14 Agosto prossimo, fino alla fine di settembre, sarò in Italia e, con Alfredo e gli amici del Direttivo di GuineAction, vogliamo incontrare tutti i sostenitori e soci. Per meglio arrivare a tutti, cercheremo di organizzare incontri cittadini o zonali. Sarà l’occasione di riabbracciarsi e di consolidare la nostra amicizia.

A presto allora! Vi abbraccio tutti

Pierre

Pierre al lavoro con i ragazzi piu’ grandi, alunni de La Pépinière

Voglia di Partecipare. Assemblea di GuineAction

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L’ASSOCIAZIONE GUINEACTION ONLUS convoca l’Assemblea dei soci, sostenitori e amici per Sabato 18 dicembre 2021, ore 19:30 presso la Parrocchia Sacro Cuore di Gesù – Via Giuseppe Garibaldi, Formia.

Sarà un’occasione per incontrarci dopo la lunga distanza dovuta all’emergenza sanitaria. Verrà presentato un aggiornamento sull’avanzamento dei progetti, nonchè la nuova edizione del Calendario 2022.

Ordine del giorno:

Aggiornamento stato lavori complesso scolastico “La Pepiniere”

Aggiornamento progetto “Sostegni allo studio”

Presentazione Calendario 2022

Varie ed eventuali

NON MANCARE E PORTA CON TE QUALCHE AMICO!

è l’occasione per conoscersi, farsi conoscere, fare rete…  
E’ necessario avere il green pass da presentare all’ingresso.

Crisi sanitaria. La Guinea alle prese con diverse epidemie

Pubblichiamo per intero l’articolo del 22 agosto 2021 di Gianluca Uda che scrive su www.africarivista.it

https://www.africarivista.it/la-crisi-della-sanita-in-guinea/189762/

La Guinea sta vivendo ormai da alcuni mesi una situazione sanitaria complicata. Il virus dell’ebola è riapparso all’inizio dell’anno e, anche se l’epidemia attualmente è sotto controllo, nella regione N’Zérékoré a destare molta preoccupazione è il virus Marburg, apparso all’inizio di Agosto, a causa del suo elevato tasso di mortalità. A Conakry, la capitale del Paese, attualmente si stanno registrando i primi decessi causati dalla variante Delta del Covid-19. Queste emergenze pesano su un Paese che deve già fare i conti con grandi difficoltà a livello economico e sociale

di Gianluca Uda

La Guinea sta vivendo una situazione sanitaria complicata, già dall’inizio dell’anno il virus dell’ebola è riapparso nel sud del Paese creando forti preoccupazioni. Il ministero della salute con l’aiuto dell’OMS e di varie associazioni non governative hanno arginato i contagi e l’epidemia attualmente è sotto controllo e nessun nuovo caso è stato confermato. Già nel 2014 la Guinea aveva dovuto fronteggiare il virus dell’ebola, ma all’epoca non esisteva ancora un vaccino e lo stato non era preparato per un’emergenza di questa portata.

Quest’anno, nella regione N’Zérékoré nel sud del Paese, è stato isolato un caso di Lassa, un virus che causa una febbre emorragica e che si diffonde attraverso il contatto con alimenti od oggetti contaminati con urina o feci di roditori. Al momento non sono stati registrati altri casi, ma nella stessa regione attualmente a fare più paura è il virus Marburg. Apparso all’inizio del mese di agosto nella prefettura di Guékédou, questo virus spaventa molto la comunità scientifica a causa del suo elevato tasso di mortalità. Al momento è stato registrato solo un decesso collegato al virus e preventivamente più di cento persone sono state messe in quarantena. Il virus Marburg è molto simile al virus dell’ebola, ma la comunità scientifica ha già risposto tempestivamente all’emergenza e Medici Senza Frontiere è in prima linea per arginare la diffusione del virus con un team di esperti.

Questo virus prende il nome dalla città tedesca Marburgo dove fu isolato nel 1967 a seguito di un’epidemia di febbre emorragica verificatasi tra il personale di un laboratorio addetto alle colture cellulari che aveva lavorato con reni di scimmie verdi ugandesi. Tra il 1998 al 2000 la Repubblica Democratica del Congo ha registrato 128 morti causati dal virus Marburg, in Guinea è la prima volta che il virus appare e per questo motivo lo stato di allerta è alto.

Anche se attualmente la situazione relativa al virus Marburg in Guinea sembra essere sotto controllo, il Paese vive una situazione sanitaria complicata. Con l’arrivo della stagione delle piogge i casi di malaria sono fortemente aumentatie questa è un emergenza che annualmente si ripete. Ad essere più colpiti, con conseguenze spesso tragiche, sono specialmente i bambini. Molti ospedali e centri di salute non hanno i mezzi sufficienti per poter arginare il virus della malaria e questo causa numerosi decessi ogni anno. Anche la malnutrizione è un flagello che colpisce milioni di bambini e che a stento lo stato riesce a gestire. Sfortunatamente la mortalità infantile è ancora molto elevata, malattie come il morbillo sono ancora pericolose e l’accesso hai vaccini non è sempre facile.

A Conakry, la capitale del Paese, attualmente si stanno registrando i primi decessi causati dalla variante Delta del Covid-19. Questo appesantisce notevolmente un Paese che ha ancora grandi difficoltà a livello economico e sociale. La campagna vaccinale relativa al Covid è già iniziata, il Sinopharm, vaccino cinese, è al momento quello più utilizzato dopo l’Astrazeneca. Sfortunatamente però per una serie di motivi la popolazione non ha aderito pienamente alla campagna vaccinale. All’inizio della pandemia lo stato della Guinea sembrava non avere molti contagi relativi al Covid-19 e questo ha fatto abbassare notevolmente la guardia. Essendo un Paese giovane, in cui l’età media è diciassette anni, il virus non ha creato grandi disagi. La nuova variante però sembra colpire maggiormente i più giovani e sopratutto nella capitale l’allerta è alta.

Un quadro sanitario complessivo molto complicato che pesa fortemente su un Paese in cui l’economia è gestita prevalentemente dall’Occidente e dove la maggior parte delle risorse vengono esportate altrove. Anche a livello sociale ci sono ancora grandi difficoltà che lo stato non riesce a gestire. Fortunatamente il popolo Guineano è molto unito, una sorta di grande famiglia che nel momento del bisogno sa aiutarsi a vicenda.

Gli auguri di don Pierre per la Pasqua 2021

Ciao don Alfredo,

Innanzitutto, io sto bene. Le attività in parrocchia si svolgono abbastanza bene, solo che tutto è fermo. Coprifuoco di qua, isolamento di là… ma la verità è che non si capisce bene cosa stia succedendo.

Il nostro governo ci gioca con la pandemia e la usa per i suoi scopi. Dato che le persone contagiate sintomatiche e asintomatiche si stanno moltiplicando, le autorità locali hanno iniziato a fare le diagnosi intensive e ad utilizzare un meccanismo più efficace per aumentare i ricoveri e le cure farmacologiche. Stiamo comunque mantenendo il distanziamento sociale e tutte le altre misure per ridurre i contagi.

Eccoci giunti ormai alle feste pasquali! E’ un’opportunità per mandarvi i miei migliori e sentiti auguri di Buona Pasqua ed esprimervi sinceramente nello stesso tempo tutta la mia gratitudine per il vostro sostegno costante. I ragazzi stanno studiando bene, secondo quello che la situazione attuale permette e anche la costruzione della scuola prosegue bene.

Tutti noi: ragazzi, famiglie, Associazione AVED, autorità di Kissidougou… non smettiamo di pensare a voi e di pregare per voi. Ci dispiace davvero tanto per quello che state attraversando. Siamo molto consapevoli che non tutto quel che si perde in questi momenti dolorosi, può essere recuperato. Le perdite umane, lo strascico di effetti negativi sulla salute di chi è guarito, le problematiche psicologiche e quelle economiche… sono cose che conosciamo bene e perciò possiamo capirvi.

In realtà, per noi, le altre miserie quotidiane sono più insopportabili del virus Covid-19. L’anelito di tutti è di vivere ma l’esperienza quotidiana è di puntare intanto a sopravvivere. 

Con la Santa Pasqua,  chiediamo al Signore di toccare i nostri pensieri e i nostri cuori per ridarci forza e speranza, serenità e fiducia…per continuare coraggiosamente il nostro viaggio verso l’infinito di Dio.

Buona e Santa Pasqua a tutti.

Un abbraccio forte a tutti voi!

A presto. 

Don Pierre Baba Mansaré. 

La Pépinière prende gradualmente la sua forma definitiva
Con il tetto verde si vedono le classi dedicate ai bambini delle materne
I mezzi sono poveri ma la forza di volontà è proporzionale all’entusiasmo di partecipare alla realizzazione del compesso scolastico

Diventa socio!

È possibile aderire all’Associazione o rinnovare la propria adesione, compilando il modulo allegato  ed inviandolo all’indirizzo .

La quota annuale è stabilita in € 20 per gli adulti e in € 5 per i giovani da 25 anni in giù.

Il versamento può essere effettuato con:

  • bonifico bancario IBAN: IT63L0760114700000008101813 
  • bollettino di conto corrente postale n° 8101813

La Guinea, dopo Ebola il COVID-19

Siamo convinti che il grado di civiltà di una società sia legato alle priorità che vengono date alla scuola. Le immagini che pubblichiamo insieme a questo articolo parlano da sole: distanziamento, igiene e uso di mascherine, anche se artigianali, sono osservati con grande attenzione. Sono i nostri ragazzi della 6° elementare che, dopo il lockdown, tornano a scuola per prepararsi all’esame.

Ci auguriamo che la serietà dei ragazzi de “La Pépinière” di Kissidougou possa essere contagiosa ed insegnare anche a noi italiani cosa significhi la parola “responsabilità”. E ci auguriamo il massimo impegno dello Stato italiano per la scuola, come massimo è l’impegno di don Pierre e degli amici di AVED in terra africana.




Pubblichiamo per intero l’articolo “La Guinea ha fatto esperienza con Ebola. Ma forse non basterà” preso dal sito di CARITAS ITALIANA. L’autore è Federico Mazzarella.


(Preso da: https://www.caritas.it/home_page/attivita_/00008781_La_Guinea_ha_fatto_esperienza_con_Ebola__Ma_forse_non_bastera.html)

La paura del Coronavirus, al di là d’ogni retorica, ha davvero per molti aspetti unificato l’umanità: ormai in tutti i paesi del mondo, non importa quanto distanti o diversi fra loro, è un triste rito quotidiano e collettivo attendere la comunicazione dei dati ufficiali sui nuovi casi e sulle vittime della giornata.
Anche nell’Africa subsahariana, anche in Guinea, l’ansia di informarsi continuamente sull’andamento della pandemia caratterizza le giornate di molti. Il paese è alle prese con il virus dal 13 marzo, da quando un cittadino belga, residente in Guinea da ottobre e di ritorno da Bruxelles dopo una lunga vacanza in Francia, ha accusato i primi sintomi ed infine ricevuto la temuta diagnosi (1).
In quella data, il virus non è arrivato in paese qualunque: la Guinea è uno dei luoghi più poveri del mondo e, soprattutto, è il paese che nel suo recente passato ha vissuto l’Ebola. Così, fra paure vecchie, nuove e rinnovate, il paese attende lo svolgersi degli eventi.

Nuove paure, vecchie debolezze
I sistemi sanitari dei paesi africani sono quasi tutti impreparati a una pandemia delle proporzioni di quella del Covid19: prospettiva particolarmente preoccupante, come esplicitamente segnalato dall’Organizzazione mondiale della sanità, che da tempo ha lanciato l’allarme per il continente africano (2). Fra i più deboli e inefficaci, il sistema sanitario guineano attende con inquietudine l’accelerazione del contagio.
I casi registrati nel paese a metà aprile erano 372, e il 15 aprile sarà ricordato come la data della prima vittima accertata. Pochi casi, forse fin troppo pochi: il dato, più che altrove nel mondo, non offre un’immagine chiara di quanto sta accadendo e quanto potrebbe presto accadere: «I kit sanitari per eseguire i test sono già esauriti, e fuori dalla capitale neanche li hanno. I test non si eseguono: non sappiamo quanti casi ci sono in Guinea, nessuno può saperlo con certezza», informa asciutto l’animatore di un’organizzazione umanitaria nella capitale. Il paese non ha un efficace sistema di controllo e di analisi dei dati medici sul territorio: quella che sta iniziando rischia di essere una catastrofe silenziosa (3).
Con un sistema sanitario in crisi cronica, in Guinea un’emergenza si aggiunge a un’altra. Ci si rincuora con qualche buona notizia, nessuna con un vero fondamento scientifico: gli africani sono forti, passano la vita combattendo la malaria; questo virus colpisce gli anziani e la Guinea ha una popolazione giovanissima (il 41,2% è sotto i 14 anni, il 60,52% sotto ai 24, mentre solo il 3,9% è sopra i 65 anni); ancora, questo virus non ama il caldo e la Guinea ha un clima tropicale. Insomma, si spera nel meglio, ma ci si prepara al peggio. «È il panico vero e proprio. Guardiamo le vostre file di bare a Bergamo su YouTube: se la migliore sanità del mondo sta vivendo una simile catastrofe, cosa aspetta noi che abbiamo pochi e sforniti ospedali?».
Sono paure ben fondate. In Guinea le crisi si incontrano e si aggravano a vicenda: in Guinea 576 donne su 100 mila e 53 bambini su mille muoiono durante il parto, e solo il 34,1% della popolazione ha accesso a servizi igienici (4). Lunga è la lista delle pandemie che in Guinea sono da sempre endemiche: malaria, dengue, tubercolosi, colera, diarree, tifo, epatiti, meningite… L’abitudine di recarsi all’ospedale, in un paese con 0,3 posti letto ogni mille abitanti, non è radicata: la sanità è quasi tutta a pagamento, costituisce una fra le spese più onerose per le famiglie, ma raramente è di buona qualità. Quando lo è, si tratta di sanità privata, ancora più cara. Gli ospedali sono pochi, i farmaci sono da comprare privatamente e portare in ospedale, i trasporti – prima e dopo la degenza – sono a pagamento. Nessuno con un po’ di febbre e la tosse penserebbe mai di recarsi all’ospedale: i malati di Covid19 che ci andranno, lo faranno per l’urgente bisogno di un ossigeno che non troveranno.
Il Covid19 porta dunque allo scoperto problemi ben più datati e strutturali. Soprattutto, la grande debolezza della sanità locale riguarda le risorse umane. Le mascherine si possono comprare, i kit distribuire, e – come i cinesi hanno insegnato – anche gli ospedali si possono tiare su in 10 giorni: quello che non si improvvisa sono medici preparati e abbastanza numerosi da far fronte alle urgenze in ogni loro fase, e la Guinea non ha più di 0,7 medici ogni mille abitanti (5)…

Misure severe, capitale isolata
In questo quadro, molte sono le misure che il governo ha faticosamente preso e poi applicato con severità, laddove possibile: dal 13 marzo è stato decretato il coprifuoco dalle 21 alle 5 in tutto il paese, sono stati chiusi i mercati dopo le 16, vietate le concentrazioni di più di 100 persone, sospesi i voli commerciali con paesi toccati dal virus, chiusi gli spazi aerei, chiusi luoghi di culto e scuole, vietati gli eventi pubblici, ridotti gli orari di lavoro (in un paese in cui parlare di lavoro in remoto non ha senso), iniziata un’inedita pulizia straordinaria delle zone periferiche della città. Misure già prolungate almeno fino al 15 maggio. Sono stati anche messi in funzione gli ospedali in disuso, o ancora in costruzione, per facilitare l’ospedalizzazione dei casi più gravi e isolare i malati ordinari dai casi di Covid19.
La capitale, inoltre, è isolata: una volta entrati o usciti non si torna indietro. Il grande incubo, infatti, è che l’infezione si propaghi nei quartieri poveri della capitale Conakry (che conta 2 milioni abitanti, tre quarti dei quali nei quartieri più poveri e privi di servizi). L’ambiente ideale per la diffusione di un patogeno: qui le precarie condizioni igieniche e abitative, le strade e le case piccole buie e sovraffollate, le modalità di trasporto in comune in taxi sovrautilizzati, oltre all’impossibile smaltimento di rifiuti e acque nere, non consentirebbero alcuna difesa una volta iniziata la propagazione. L’unica possibilità è agire d’anticipo, con isolamento e blocchi. E soprattutto con la prevenzione: dal 18 aprile sarà obbligatorio per tutti portare ovunque e in ogni caso la mascherina, evento senza precedenti in Guinea, e dotarsi di kit igienici in luoghi pubblici.
Ma non basta. Viaggi e spostamenti in una società subsahariana sono una necessità vitale per ogni attività: i guineani e le loro città vivono di commercio e mercati, imprescindibili tanto per clienti e famiglie quanto per i venditori, che se non lavorano non hanno di che mangiare entro la stessa giornata. Non poter entrare o uscire da una città o un villaggio vuol dire dunque paralizzare un polmone commerciale ramificato e legato a un complesso rapporto di interdipendenza con il suo contesto regionale, oltre che rischiare di esaurire una vena economica forse in modo permanente. Difficile prevedere la capacità di tenuta di una società complessa e in tensione perpetua, come la possibilità di mantenere a lungo l’ordine pubblico: questo spiega la cautela nell’introdurre simili limitazioni, peraltro impossibili da imporre in modo integrale sulle 24 ore, da parte delle autorità. Le violazioni dei divieti, d’altronde, non sono senza motivazione: «Meglio morire forse di virus fra un mese, che morire di certo di fame domani», chiosa non senza realismo un amico taxi-man di Kankan, nel nord del paese. Sembra di risentire un triste e altrettanto efficace slogan, più volte scandito dai migranti in partenza per l’Europa: «Meglio farsi mangiare dai pesci là da voi, che dai vermi qua da noi». Alla gioventù della Guinea mancano molte cose, ma non il senso della realtà.

L’alloggio? Serve per dormire…
Ma le ragioni che rendono un confinamento sanitario estremamente difficile sono anche più complesse. Il popolo guineano vive di contatti fisici vivificanti e simbolici, che vanno dagli eventi pubblici alle dense unità abitative: ciò che in Europa può sembrare faticoso e sfibrante, come stare settimane chiusi in casa, per un guineano è del tutto inconcepibile. La vita in Guinea (affettiva, lavorativa, sociale) si svolge soltanto all’esterno, in spazi aperti: l’ambiente domestico, per la metà dei casi privo d’acqua corrente e di elettricità, serve giusto per dormire, nelle zone rurali anche in dieci nella stessa stanza. Se si sta in casa intere giornate, è solo perché si è gravemente malati.
Non a caso molte sono le differenze fra gli interventi di contenimento fra la zona rurale e la città. Gli sforzi di contenimento condotti dalle autorità sono concentrati nelle aree urbane, per prevenire i rischi legati alle pessime condizioni igieniche soprattutto nelle periferie, mentre sembra che le misure difettino nel resto del paese, meno densamente popolato, ma con servizi sanitari più scarsi, spostamenti in transito molto più frequenti e soprattutto un’esposizione maggiore alle frontiere.

Difendersi giocando d’anticipo
«Siamo abituati alle epidemie, siamo il paese dell’Ebola. Anche se forse questa volta è diverso», riflette un medico della regione forestale, nel sud del paese, ricordando gli sforzi fatti da lui e dai suoi colleghi in prima linea pochi anni fa. Ricorda che l’Ebola era ben più letale, con un tasso di mortalità oltre il 50%, ma difendersi era in realtà più facile, evitando i contatti fisici con i malati: il Coronavirus invece si diffonde per via aerea e per mezzo di vettori asintomatici. Una minaccia magari meno letale, ma diversa e più difficile da combattere.
All’apparire di Covid19, il pensiero di tutti, in Guinea è corso all’Ebola fin dal primo istante. Tutti ricordano che i guineani nel 2014 e 2015 hanno vissuto una delle peggiori epidemie che l’Africa ricordi in epoche recenti, e questo ha lasciato in loro conseguenze psicologiche evidenti. Ben 2.543 guineani morirono e almeno 3.814 furono contagiati in 20 mesi; per settimane il paese fu percorso da un’autentica psicosi, che di fatto interruppe la vita familiare, economica e sociale, con danni all’economia difficilmente calcolabili, e con interi villaggi che sparirono letteralmente. Un incubo che nessuno oggi vuole rivivere, accompagnato da una serie di errori che nessuno vuole ripetere: fra tutti, i danni dell’incredulità, del ritardo, della scarsa prevenzione.
Così in Guinea è bastato parlare di virus che, da subito, in molti luoghi pubblici, di culto, persino in case private, le persone avevano già recuperato gli strumenti di igiene di pochi anni prima, soprattutto rubinetti di plastica con acqua disinfettata. In nessuna farmacia mancavano gel e disinfettanti, e fin dall’inizio in pochi tendevano la mano per salutare.
La catastrofe di Ebola, insomma, non è accaduta invano. I guineani in media oggi sanno come difendersi, forse meglio di noi italiani ed europei. «Si vince solo giocando d’anticipo. Ora come allora, prevenzione e sensibilizzazione sono l’unica possibilità, prima che il disastro arrivi», assicura il direttore della Caritas diocesana di N’Zérékoré, alla frontiera con la Liberia. Anche la popolazione è molto ricettiva, persino impaziente di ricevere consigli e attrezzature: non sembra manifestarsi l’irrazionale scetticismo che accompagnò l’Ebola nelle sue prime fasi e che fece perdere tempo prezioso, fantasticando di complotti internazionali o di untori stranieri. Il problema è oggi di tutt’altra natura: «Il vero paradosso è che sappiamo bene cosa dobbiamo fare, ma non possiamo farlo: non abbiamo i mezzi». Nel 2015 l’Ebola colse la Guinea impreparata, ma una volta compresi il pericolo e la dimensione del dramma molti furono gli sforzi internazionali, dall’Europa e dall’America, per sostenere la popolazione e lo stato. «Oggi la situazione più critica e preoccupante la si vede proprio nei paesi europei che più ci aiutarono allora. Anche per loro è difficile persino difendere sé stessi, e tanto più lo è sostenere noi in questa fase. Stiamo facendo molti sforzi per cavarcela da soli con i nostri mezzi, ma sappiamo che non basterà».

Impatto serio sull’economia
La crisi sanitaria non è ancora iniziata, ma già il virus sta facendo i primi danni a livello sociale e economico. Le privazioni legate alla sospensione delle attività economiche su larga scala impongono infatti già oggi sforzi d’assistenza importanti.
L’impatto è stato forte fin dai primi giorni, quando i guadagni delle famiglie legati al commercio, soprattutto piccolo e al dettaglio, si sono sostanzialmente interrotti. Anche l’attività agricola, che impiega il 76% della popolazione nel paese (6), se priva di sbocchi commerciali per troppo tempo rischia di subire contraccolpi pesanti e potenzialmente permanenti. Il popolo guineano per sopravvivere conta solo su sé stesso e sulla forza della rete sociale e familiare, che rafforza continuamente. Non c’è un welfare vero e proprio; ogni bene e sevizio, anche sanitario, è a pagamento, non solo quelli legati al Covid19. Gli anziani, più a rischio per ogni malattia, non hanno una pensione bastante per l’autosostentamento, mentre le casse pubbliche di previdenza sociale sono deboli e i risparmi privati, in un’economia di sussistenza, sono esigui. Si conta per tutto su parenti e figli, per questo numerosi, e se l’economia non gira per produrre quotidianamente una minima massa critica di benefici, gli effetti non tardano a farsi sentire. Ma non sono da sottovalutare neanche i rischi di danni sociali sul medio periodo, come l’aumento della migrazione clandestina, se i giovani non trovano un minimo guadagno per troppo tempo, cosi come l’incremento del traffico di esseri umani anche per la vendita di organi, o lo sfruttamento sessuale e i matrimoni precoci per le giovani donne, ridotte nei casi più disperati a fonte dell’unico reddito familiare (7).
La Guinea, peraltro, teme di essere investita da una crisi seria anche sul lungo periodo: come il resto del mondo, ma in misura maggiore. La crescita del Pil, stimata al 6% per il 2020 prima della crisi del virus, non supererà l’1% secondo le più ottimistiche aspettative. L’inflazione è già aumentata, anche per beni essenziali, mentre le restrizioni agli spostamenti affliggeranno molto il già debole settore turistico, e la contrazione delle attività economiche provocherà una netta riduzione delle entrate fiscali, colpendo le già scarse performance dei servizi pubblici (8). La dipendenza del paese dall’estero è e resterà profonda, tanto sul versante delle importazioni che su quello delle esportazioni. La brusca contrazione della domanda di bauxite (il 94% della quale è destinata a una Cina oggi in affanno), che rappresenta il 91% del totale dell’export guineano, si è già manifestata. Sul medio e lungo periodo, i contraccolpi internazionali non potranno che aggravarsi: il rallentamento delle economie europee e americana provocherà una riduzione della domanda di prodotti dalla Cina, fabbrica del mondo, e la conseguente contrazione della domanda dalla Cina nei confronti dei suoi numerosi satelliti, soprattutto paesi come la Guinea (9).

L’impegno di Caritas Guinea
Fin dalle prime fasi dell’epidemia, la Caritas nazionale – Ocph ha reagito mettendo a frutto l’esperienza delle diverse urgenze gestite negli ultimi anni, soprattutto l’Ebola. Nella Capitale Conakry, ma anche a N’Zérékoré e nelle periferie, si sono già svolte diverse sessioni di sensibilizzazione in quartieri e villaggi, di formazione a norme igieniche elementari, di distribuzione di kit sanitari e rubinetti per acqua disinfettata. Un’esperienza ormai collaudata, messa al servizio delle vittime potenziali di una nuova emergenza. Basterà?

O fratelli, o idioti. La solidarietà di don Pierre

Cari amici di GuineAction onlus,
mi è arrivata una lettera di don Pierre che pubblico di seguito. A parlare non è uno che non sa, o che parla per sentito dire: il popolo della Guinea porta ancora incise nella carne viva le ferite della terribile epidemia del virus Ebola del 2014 e don Pierre è stato in prima linea senza mai perdere il sorriso e la fiducia. Aggiungo la notizia che mi ha dato don Pierre: a Conakry sono stati accertati i primi due casi di COVID-19. Questo significa che il popolo guineano dovrà affrontare un’altra grave emergenza sanitaria dagli esiti potenzialmente catastrofici, visto il sistema sanitario estremamente inadegato. Difficilmente ne sentiremo parlare nei nostri organi di stampa. Per quello che mi è possibile, cercherò di raccogliere notizie e di tenervi informati.
L’emergenza sanitaria mondiale aumenti la solidarietà e l’amicizia fra i popoli perché, mai come oggi è vero quello che diceva Martin Luter King: “o impariamo a vivere insieme come fratelli, prendendoci cura gli uni degli altri, o moriremo insieme come degli idioti”. Quelle di don Pierre sono perciò parole di un testimone di speranza che accogliamo con profonda gratitudine e speranza. Il virus COVID-19 mi spaventa ma, francamente, mi spaventa di più il virus del “prima io” che nella forma corporativa muta in “prima noi”! Che questo tempo ci guarisca dal primo e, ancora di più, dal secondo. Credo fermamente che la fraternità vincerà sull’idiozia e che tutto andrà bene!
Alfredo

 

Ciao don Alfredo,
un caro saluto a te, a tutte le persone e le famiglie che sono legate a GuineAction onlus e a tutti gli italiani.
Vi mando, insieme agli amici dell’Associazione AVED e a tutte le famiglie dei bambini sostenuti, i miei saluti, il mio affetto e la mia vicinanza in questo tempo di grande prova per il paese e le famiglie.
Nonostante i giorni e le notti difficili, spaventosi e terrificanti che state vivendo, l’Italia è comunque un paese forte, che sa resistere e che certo, pur soffrendo, non molla.
Oggi, usando le parole di San Paolo ai Corinzi, voglio dirvi che, se anche siete tribolati in ogni maniera, non siete schiacciati e non siete ridotti all’estremo; se anche siete perplessi e sconvolti, non siete disperati; se siete perseguitati moralmente, non siete abbandonati; atterrati e colpiti, ma mai uccisi. È un vero tempo di tribolazioni ma non un tempo di annientamento.
Non sentitevi dunque soli. Noi, vi siamo sempre vicini nonostante la lontananza e il senso di impotenza.
Vi siamo veramente vicini attraverso le nostre umili preghiere e la speranza che certo, tutto andrà bene! Coraggio, non abbiate paura e non disperate.
Non perdete mai la forza della vita che è in voi.
Certo, osservate scrupolosamente i consigli dei medici e le disposizioni del Governo italiano, ma liberate soprattutto lo spazio alla speranza e alla fiducia nel futuro delle famiglie e del paese intero.
Vi vogliamo tutti bene e vogliamo il bene per tutti voi. Vi benedica il Signore e vi protegga sempre.
Ho pensato che una foto dei nostri e vostri bambini, quelli che sostenete con tanto sacrificio e con tanta gioia, sia l’incoraggiamento più bello.
Vi abbraccio forte dalla Guinea.
don Pierre

“Insieme per crescere” Assemblea dei soci, sostenitori e amici

Sabato 29 Febbraio 2020 ore 19.00
Presso la Parrocchia Sant’Erasmo di Formia

ODG:

Relazione sulle attività svolte nel 2019
Discussione e approvazione del bilancio consuntivo esercizio 2019 e preventivo 2020
Tesseramento 2020
Programmazione delle attività 2020
Varie ed eventuali

NON MANCARE E PORTA CON TE QUALCHE AMICO!

è l’occasione per conoscersi, farsi conoscere, fare rete……
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